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| Foto Proprietà S. Vassanelli I luoghi: probabilmente sopra Quinto |
Chi siamo e dove andiamo noi...
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Trascrizione dei testi dialettali: Talvolta potranno esserci errori o imprecisioni di trascrizione del dialetto; infatti il nostro dialetto a tutt'oggi non ha raggiunto uniformità di rappresentazione. Le fotografie (spesso non datate) provengono dalle raccolte di varie persone; in talune le date possono essere approssimative. Ci scusiamo con i lettori. Si prega di lasciare le eventuali segnalazioni nei commenti o di inviarle al nostro indirizzo mail: blogdellamemoria@gmail.com
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giovedì 16 ottobre 2014
QUINTO - GIOCHI IN COLLINA 7 maggio 1932
mercoledì 18 giugno 2014
IL TRICICLO 1956
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MI HANNO REGALATO LA PRIMA BICICLETTA 1948
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martedì 11 giugno 2013
LA BUTELETA CO LA PUA
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| Luogo sconosciuto della valle. Bambina con la bambola. Apparentemente anni '30. Foto Fam. S. Vassanelli |
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mercoledì 28 novembre 2012
ROMAGNANO 1930 EL CARETIN
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domenica 4 novembre 2012
LA PETA
Uno dei
giochi preferiti dalle bambine era giocare alla
peta chiamata anche pega o campanon.
dal sito Donninpuntadipenna
Am salam
Am salam Coa de can
Sono le parole rituali che accompagnavano un gioco antico, forse d'origine fenicia, citato anche da Ovidio, giocato persino in Francia e Spagna e emigrato oltre oceano, negli Stati Uniti.
Come si gi.
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mercoledì 31 ottobre 2012
"HALLOWEN E LA VALPANTENA":
"HALLOWEN
E LA VALPANTENA":
Io sono della classe 1944 (giovane o vecchio a seconda dei punti di vista) e ricordo bene che da ragazzino usavamo le zucche con il lumino all'interno. Però le zucche erano quelle che i contadini svuotavano per conservare i semi ed erano oblunghe, non rotonde.
Inoltre si era ancora sul finire dell'estate e le portavamo in giro per le strade buie e quando incontravamo qualcuno dicevamo con voce "cavernosa" (era pur sempre quella di bambini, ma cercavamo di farla così) " LA MORTE TRADITORAAAA".
Non so se a qualcuno potrà interessare questa piccola testimonianza.
Gaetano Berzacola
Io sono della classe 1944 (giovane o vecchio a seconda dei punti di vista) e ricordo bene che da ragazzino usavamo le zucche con il lumino all'interno. Però le zucche erano quelle che i contadini svuotavano per conservare i semi ed erano oblunghe, non rotonde.
Inoltre si era ancora sul finire dell'estate e le portavamo in giro per le strade buie e quando incontravamo qualcuno dicevamo con voce "cavernosa" (era pur sempre quella di bambini, ma cercavamo di farla così) " LA MORTE TRADITORAAAA".
Non so se a qualcuno potrà interessare questa piccola testimonianza.
Gaetano Berzacola
mercoledì 29 agosto 2012
IL MECCANO
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giovedì 15 marzo 2012
BAMBINI DI VALPANTENA
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| Foto proprietà A.M. Fenzi per gentile concessione |
La fotografia risale agli anni Settanta ma in tanti di noi, nati molto prima, ridesta echi di una canzone in voga dal 1940; canzone he parlava di organini, giostre e cavalli a dondolo.
Attraverso la voce della radio si aprivano per noi bambini della Valpantena, nuovi orizzonti.
Quand'ero piccolina la vecchia zia Evelina
in cambio di un inchino mi dava mezza lira,
e allora me ne andavo di corsa sui bastion
salivo sulla giostra al dolce suon di un organino
e sul cavallo a dondolo cantavo una canzon.
in cambio di un inchino mi dava mezza lira,
e allora me ne andavo di corsa sui bastion
salivo sulla giostra al dolce suon di un organino
e sul cavallo a dondolo cantavo una canzon.
Cin cin, che bel oeoeoe
cin cin, che bel oeoeoe
avanti 'ndre
avanti 'ndre
che bel divertimento,
avanti 'ndre
avanti 'ndre
la vita e' tutta qua.
cin cin, che bel oeoeoe
avanti 'ndre
avanti 'ndre
che bel divertimento,
avanti 'ndre
avanti 'ndre
la vita e' tutta qua.
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mercoledì 22 febbraio 2012
BAMBINI DI VALPANTENA
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QUINTO GIOCHI IN PIAZZA
Giro girotondo casca il mondo casca la terra ... tuti giù per terra!
Fotografie per gentile concessione A.M. Fenzi di Quinto
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domenica 6 marzo 2011
DARSELA E CIUPA SCONDERSE
Si giocava anche A darséla. Gioco che era gradito anche ai maschi.
Te ghe l'è e si toccava l'avversario che doveva rincorrere un altro ragazzino e toccarlo a sua volta.
Io, da 1952 agli anni sessanta ho giocato molto a Ciupa sconderse. Nella grandi corti era facile trovare un posto dove nascondersi e la corte della Ida a Marzana, i Malfatti o la corte del Talian, de la Maria Latàra o del Bepi Mortadela a Quinto, erano i luoghi di gioco. Qualche volta giocavo anche in piazza con il gruppo della Chiesa.
Si designava La mare ovvero il luogo dove il prescelto dalla conta doveva ciupàr girando la schiena, appoggiando il braccio e la fronte al muro e chiudendo gli occhi. Intanto contava: uno, due, tre ...
Si correva nel nascondiglio e si aspettava la fine della conta e l'inizio della ricerca.
Quando il giocatore vedeva il compagno nascosto correva alla Mare e batteva un colpo al muro gridando: Un due tre per la Clara!
Se i compagni nascosti arrivavano prima a battere alla Mare erano salvi.
L'ultimo, quello meglio nascosto, poteva liberare tutti se riusciva ad arrivare prima al muro e a dichiarare: Un due tre per tutti!
Il primo "battuto" era di turno a ciupàr la volta successiva.
Marisa Venturi nata a Quinto nel 1948 Rituali di gioco da Vuto che te la conta.
sabato 5 marzo 2011
LA BAMBOLA DELLA MABEL
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| Foto famiglia Mantovani Marzana 1953 |
A Lugo di Valpantena negli anni cinquanta, per creare occupazione femminile, sorse una fabbrica di bambole.
Molti genitori comprarono le grandi bambole Mabel.
Ricordo la mia: era molto grande, con una parrucca folta di capelli neri raccolti in due trecce, vestita da gitana con una mantiglia rossa.
Veniva tenuta sul letto col vestito aperto, a fare la ruota.
Anche la bambola era entrata nel nostro piccolo mondo, come segno distintivo di benessere. Si avvicinavano gli anni del boom economico.
Ricordi di Marisa Venturi n. a Quinto 1948
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| Operaie della fabbrica di bambole Mabel di Lugo di Valpantena 1957 |
sabato 26 febbraio 2011
EL SIALETO DE LANA
Si giocava alla pega o peta, si giocava a s’cianco. Si faceva un gioco che si chiamava Elo coto el pan, no l'è 'n pochetin brusà ...
Seduta a cavalcioni del piede dell’adulto mi facevano Tutù musseta, la mama la va a messa ...
Per dormire, come ninnananna i genitori mi cantavano La Vergine degli Angeli. Mio papà Gino era musicista e sapeva tante canzoni.
Giocavo molto e liberamente, come tutti i bambini del tempo. Anche in strada.
In strada mi ricordo che si gridava “macchina!” quando ne arrivava una, ma ne passavano pochissime! ... Poi si riprendeva il gioco.
Si facevano delle belle commedie e la Ida ci faceva i travestimenti.
Si facevano delle belle commedie e la Ida ci faceva i travestimenti.
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| Foto 1954 di Giordana Mantovani |
Dalla Ida che teneva un doposcuola di bambini, si giocava liberi, tantissimo.
Ho un ricordo di gioco molto preciso: con el sialeto de lana fatto a uncinetto le femmine si facevano la gonna, legandolo in vita e poi facevano la ruota. Si giocava e si ballava per gioco. Ricordo ancora che avevo invidia per uno scialle viola molto grande che ruotava meglio degli altri; era di una mia amica.
Un gioco che ho ben presente è anche il gioco di equilibrio sul muro dalla Stra alla Chiesa di Marzana che ora non c'è più: chi resisteva di più senza cadere.
raccontato da Giordana Mantovani nata nel 1948
FAR LA VECIA
Un gioco degli adulti maschi con i bambini piccoli era "far la vecia" ovvero sfregare per scherzo il proprio viso e la barba ispia (ispida,irsuta) sul viso del bambino che si ritraeva spaventato. Era un gioco scherzoso fatto di minacce "vien qua che te fasso la vecia" e fughe del bambino.
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