![]() |
| Cartolina (non viaggiata), ed. Vitova - V. Tosi Verona - 7 novembre 1925 Proprietà Marisa Venturi |
Chi siamo e dove andiamo noi...
* Le immagini e le fotografie del sito sono protette da copyright. Se ne consente l'utilizzo per uso personale, studio o consultazione*
Trascrizione dei testi dialettali: Talvolta potranno esserci errori o imprecisioni di trascrizione del dialetto; infatti il nostro dialetto a tutt'oggi non ha raggiunto uniformità di rappresentazione. Le fotografie (spesso non datate) provengono dalle raccolte di varie persone; in talune le date possono essere approssimative. Ci scusiamo con i lettori. Si prega di lasciare le eventuali segnalazioni nei commenti o di inviarle al nostro indirizzo mail: blogdellamemoria@gmail.com
Trascrizione dei testi dialettali: Talvolta potranno esserci errori o imprecisioni di trascrizione del dialetto; infatti il nostro dialetto a tutt'oggi non ha raggiunto uniformità di rappresentazione. Le fotografie (spesso non datate) provengono dalle raccolte di varie persone; in talune le date possono essere approssimative. Ci scusiamo con i lettori. Si prega di lasciare le eventuali segnalazioni nei commenti o di inviarle al nostro indirizzo mail: blogdellamemoria@gmail.com
Visualizzazione post con etichetta GEOGRAFIA DEI LUOGHI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta GEOGRAFIA DEI LUOGHI. Mostra tutti i post
martedì 16 dicembre 2014
COLONIA ORFANI DI GUERRA ORA SCUOLA CAPERLE
venerdì 28 novembre 2014
ANNI TRENTA IL CENTRO VALLE VISTO DALLA TORRE DI CASA VASSANELLI
![]() |
| Foto proprietà Stefano Vassanelli Il centro valle è completamente integro e ancora a destinazione agricola fino a Grezzana. |
lunedì 8 luglio 2013
DUE RAGAZZE DI QUINTO SULLA PASSERELLA DI LEGNO CHE FINO ALLA RICOSTRUZIONE POST-BELLICA AVEVA SOSTITUITO PONTE DELLE NAVI
Foto proprietà S. Vassanelli 28 maggio 1947
I ponti della città vennero fatti saltare con le mine dai nazisti in fuga, per rallentare l'avvanzata delle truppe Alleate, la sera del 24 aprile 1945.
Ponte Navi è stato distrutto e ricostruito più volte.
A sinistra sul parapetto del muraglione si leggeva:
IL PONTE
CUI IL VICINO APPRODO DIÈ IL NOME DELLE NAVI
EDIFICATO IN PIETRA DA CANSIGNORIO DELLA SCALA
1373-1375
RINNOVATO IN PARTE DALLA REPUBBLICA VENETA DOPO LA
PIENA DEL 1757
MEMORANDA PER L'EROISMO DI BARTOLOMEO RUBELE
FU ABBATTUTO
E NELLA PRESENTE FORMA RICOSTRUITO
NEL 1893
QUANDO VERONA CON ROMANO ARDIMENTO
OPPOSE ALL'IRA DELL'ADIGE SICURE DIFESE
MDCCCXCVII
Fonte Trecca
Etichette:
GEOGRAFIA DEI LUOGHI,
MOBILITA',
PERSONAGGI PERSONALITA' PERSONE
martedì 4 giugno 2013
Ciclista su Via Valpantena tra Quinto e Marzana anni '30
venerdì 21 dicembre 2012
NESENTE CON LA NEVE 1989
venerdì 14 dicembre 2012
QUINTO CAMPO SPORTIVO anni Sessanta
giovedì 29 novembre 2012
VALPANTENA ANNI '6O
martedì 20 novembre 2012
CORTE ALTA DI LUMIALTO DI QUINTO
giovedì 15 novembre 2012
CORTE ALTA DI LUMIALTO (QUINTO) 1956
![]() |
| Quinto - Località Lumialto - Corte Alta anno 1956 Nella foto: Famiglia Zamboni con mamma Emma e zia Argia |
mercoledì 14 novembre 2012
VIA VAIO DELLA MARCIORA A QUINTO 1960
![]() |
| Lucia Z. davanti alla Casenuove di Via Vaio della Marciora, quando la via finiva nei campi. 1959-60 Foto propr. Famiglia Saverio Zamboni di Quinto |
Etichette:
GEOGRAFIA DEI LUOGHI,
PERSONAGGI PERSONALITA' PERSONE
domenica 11 novembre 2012
QUINTO BAMBINI DELLE CASE NUOVE IN VIA FRIZZOLANA 1956-57
![]() |
| Da Sx a dx: Saverio Zamboni, Marilia, Roberto F., Milena Z. Luisa F. Antonietta F. Nella foto sullo sfondo a destra: la Giardinetta Fiat del Maoli Foto da Fam. Saverio Zamboni |
Etichette:
GEOGRAFIA DEI LUOGHI,
INFANZIA E BAMBINI
sabato 3 novembre 2012
CONFINI
Confini di Quinto
La stradella si snodava tra alte siepi di rovi e biancospini, colorate in primavera da rose canine ed, in tarda estate, da more di rovo.
La meta di noi bambini era un albero de caròbole, di carrube, a metà percorso. Anche allora le carrube erano cibo per i cavalli, tuttavia a noi bambini piacevano molto e ne sgranocchiavamo velocemente i bordi dolciastri, usando gli incisivi come scoiattoli e ricavandone un grande piacere.
Si affermava:
- Dopo el ponte de banda gh’é quei de le Stele. -
Per circoscrivere e limitare il raggio delle esplorazioni infantili, si diceva ai bambini:
- Rento al progno gh’é le anguane che te ciapa -
In tal modo li si tenva lontani dai luoghi pericolosi. Non bastava perchè noi si andava comunque.
Queste Anguane o Acquane erano
presenze misteriose, serpenti volanti; figure magiche urlanti la cui presenza
vicino ai luoghi d’acqua ha riscontri culturali su uno spazio geografico assai
ampio dell’Italia settentrionale, dalla valle dei Camuni all’Istria. Derivano probabilmente dalle Meduse romane, dalla testa
incoronata di serpenti. Prevedono il futuro ma non hanno memoria del passato.
Sono creature fantastiche e orripilanti, secondo nonna Tina (classe 1923).
Nel
vicentino le Anguane vengono descritte invece come buone madri e massaie, che
al tramonto si trasformano, soggette a regole di un mondo misterioso e
nascosto. Nel Friuli la loro voce è testimoniata come armoniosa e il loro richiamo è definito dolce e seduttivo.
Fra’ Giacomino da Verona, rimatore della seconda metà del XIII° secolo esclamava:
“Né sirena né aiuguana, né altra cosa che sia.”
- Te sighi come ‘na ‘nguana - si diceva a chi alzava troppo il tono della voce.
Ricordo questi orfani, i cui padri morirono nelle seconda guerra mondiale; alcuni frequentavano la mia scuola. D’inverno si coprivano di un tabarro scuro, una larga mantella blu; tuttavia le gambe restavano scoperte e le ginocchia erano spesso arrossate dalle buganse, dai geloni, e livide di freddo. Erano guidati da un maestro, che li accompagnava in fila ovunque dovessero andare, in genere soltanto a messa e a scuola. Quando noi si passava vicino al loro collegio, in certe ore si poteva vederli giocare nel cortile, vicini, ma lontani dal nostro mondo, divisi dalla recinzione che ne limitava le libertà. A noi facevano pena.
Percorrevamo la stradina pedemontana che si snodava tra i campi per andare a scola da la Ida. Oggi la strada non esiste più, interrotta dall'ospedale. Sbucava vicino al cancello dell'USSL dove ricordo una fontana a vasca per i panni con a fronte la fontanella per la presa dell'acqua per usi domestici.
Il sasso del diaolo era anche un punto fisico preciso, di difesa del proprio campanile. Oltre questo limite gh’era quei del Figarèto e de Sisègo, altre piccole contrade, prima di Poiano.
Una strada in salita partiva dalla Crose e portava al Fontanon, fontana e lavatoi con diritto pubblico alle acque ma insediati su terreno privato. L'interruzione della condotta a causa di un erpice maldestro ha fatto interrompere l'erogazione. Il disinteresse di AGSM e Circoscizione, più volte interpellate dal CiViVi, ha permesso la perdita definitiva della fontana pubblica.
Oggi i vecchi abitanti tengono
ancora in conto le separazioni e
i confini ma con molta leggerezza, in forma labile e scherzosa, quasi si vergognassero.
Richiamano vecchie cante o vecchi detti che
riassumono pregi o difetti di questa o quella comunità; un ultimo tentativo per rivendicare l'appartenenza al territorio anche se ormai, in Valpantena, si
sta passando dal senso di orgogliosa, totale, appartenenza ad un
mero e più anonimo senso di residenza, e le distinzioni tra zone e vie hanno
solo il significato di reperibilità per il postino o l’ufficiale giudiziario.
Forse, prima o poi, insieme ai
nostri vecchi, ai loro ricordi, alle loro storie, ai loro punti di riferimento
e alle loro cante spariranno anche i nomi dei paesi …
Eravamo quei de Quinto, de Marsana, de Poian, de le Stele … quei de la Valpantena che la merenda ghe scusa par sena ...
Forse, tra un po’, ci dichiareremo
soltanto per quei che stà, che
abitano, in Valpantena, ma potrebbero abitare in qualsiasi altro posto, senza
radici e con provvisorietà.
M.V.
mercoledì 31 ottobre 2012
STRADA GRANDA, NOMI DELLE VIE E TOPONIMI
Quinto e la strada granda.
Si arriva ai Malfatti, dove sono nata,
attraverso la strada granda che da
Verona porta alla montagna prealpina, i Lessini.
Ora è una strada asfaltata assai
trafficata, in parte declassata per un nuovo tracciato a centro valle, la SP6,
che qui chiamano superstrada, con la
stessa ridondanza con cui il primo palazzo di Grezzana era stato chiamato el grataciel.
Ai tempi della mia infanzia la strada granda era una strada bianca,
polverosa, segnata dalle ruote dei carri e dagli escrementi degli animali.
I cigli stradali in primavera
erano sempre fioriti, con l’erba alta mossa dalla brezza, come in un quadro di
Monet.La strada, poco frequentata da mezzi a motore, era usata da noi bambini come luogo di giochi.
L’altra pedemontana, ad oriente,
collegava la valle con la via Postumia a sud, nella grande pianura.
Fin dal medioevo era usata per
raggiungere il mercato di San Michele di Campagna. Ora si usa come alternativa
alla più trafficata Via Valpantena.
A
lato della strada granda, dal
1922, c’erano le rotaie del tram della Saer, società per il trasporto pubblico, di emanazione della grande Breda di Milano.
Il piccolo treno su rotaia, in
dialetto el tranvai oppure el trenin, fu una grande conquista
sociale della città e delle sue periferie e andava a sostituire carretti,
calessi, biciclette e quello che dalle nostre parti si chiamava el caval de San Francesco, cioè l’uso
abituale delle gambe.
- Gambe in spala e trotta - si diceva a quei tempi.
Anzi trota perchè le doppie, per noi veneti, non sono affatto
importanti.C’erano, ai margini della strada granda, anche radi quanto opachi lampioni notturni, sempre visitati da cerchi di falene. Erano sostenuti da un palo di legno, col filo isolato dalle chicare di porcellana e con la lampadina protetta da un arrugginito piatto de banda.
El piato oscillava pericolosamente nei giorni di vento, creando di notte ombre inquietanti sui muri delle case e sulla strada.
La strada granda aveva cucito tra loro piccoli gruppi di case disperse, casali e cascine, ricalcando un vecchio e più labile tracciato, conferendo senso ed ordine al centro valle, riorganizzandone la casualità. Una strada senza un suo particolare carattere, non bella ne speciale; senza un nome preciso se non quello funzionale a indicarne la diversità rispetto ai viottoli minori, alle stradelle e alle scavessàgne (sentieri campestri).
Ecco, potrei annotare un particolare curioso, una sola piccola differenziazione toponomastica …
Là, dove la stradella della chiesa parrocchiale incontrava la strada granda, la prima chiusa come le altre tra i muri di sasso del brolo principale (un fondo chiuso), l’incrocio prendeva il nome di Strà, semplicemente Strà e basta. E queso toponimo, con le stesse caratteristiche, ea doppiato anche all'incrocio di Marzana, dove ora c'è il semaforo.
Dal dopoguerra la strada granda, da Poiano in poi, per una lunghezza di cinque, sei chilometri, si chiamò Via Valpantena, con una ovvietà che rispecchia però l’importanza del tracciato come nuova via preferenziale da e per Verona.
Nel tempo, ma siamo ancora nella pima metà del secolo, alla Strà avevano aperto l’officina
del bandar del Zopi (il fabbro) e quella del Fatuto, la bottega del scarpolin, la botega dei Alegri, l’ostarìa della Maria latàra, col zugo de le boce e la television,
unica ostarìa di Quinto chiamata all’epoca,
chissà per quale slancio esterofilo, bar de la
Maria latàra.
Di fronte agli Allegri c’era la
pesa e l’ufficio del Dazio (o dassio)
con i dassiai che a metà mattina
entravano a bottega per farsi fare un panetin
col sgombro e le seolette e, con il panino ancora gocciolante di olio,
avvolto nella carta gialla e porosa, se ne andavano dalla Maria latàra a completare la colazione col goto de vin. Il tutto a gratis naturalmente.
Prestigioso emblema della lotta
nazionale all’analfabetismo, era sorta, alla Strà, anche una Scuola Elementare
ad opera del Comune di Verona, perciò detta dai compaesani scola comunale, con la o stretta stretta, e sentimenti ambivalenti
come l’orgoglio par la novità de
l’istrussione dei fiòi e il disagio per la sottrazione di braccia utili ai
lavori nei campi.
Nello stesso edificio c'era l'Ufficio del Dassio, con la pesa.
Accanto alla scola comunale un monumento ricordava i compaesani caduti nelle due
guerre mondiali del millenovecento. Il monumento restava invisibile,
sonnacchioso e solitario per tutto l’anno, degno solo di qualche sguardo
distratto.
Il 4 novembre era come si
risvegliasse dal lungo e pesante letargo; una processione partiva, dopo messa,
dalla chiesa parrocchiale, guidata dai maschi del paese con cappelli d’alpino,
gagliardetti e bandiere. Veniva deposta una corona di alloro ai caduti e veniva
commemorato, con voce squillante e parole dense di retorica ma che arrivavano dritte al cuore dei Reduci, l’eroismo
patriottico dei giovani defunti di Quinto, caduti in battaglia nelle due grandi
guerre del novecento. La corona, icona di una pietas ancora viva ma non più lacerante, rimaneva ad essiccare tristemente sul monumento fino all’anno successivo, quando le donne del paese e lo stradino comunale ripulivano l’area.
I Malfatti, dove sono nata, erano
più su, a nord, oltre le case dei Grassioli
falegnami, el capitel de la Madona , oltre el bagolaro e l'ostaria del Perlar, l’osteria di sosta dei caretieri, dopo i Zanella e i Corso e
prima della corte dei Costanzi, i Taliani.
I caretieri, maggiori fruitori della strada granda, scendevano carichi dai Lessini e dall’alta valle
trasportando ghiaccio, carbone, farina dai molini di Lugo, laste de piera, legname e prodotti orticoli per il mercato
cittadino. All’epoca trasportavano anche
granulati, una novità degli anni cinquanta che contribuì al grande
cambiamento della media valle.
Già circolava qualche raro camion,
guardato senza più sorpresa, e qualche auto; quella del conte Arvedi, la Millecento del Sante,
che faceva servizio di taxi, la
Topolino del mio papà e poche altre.
In genere i caretieri si fermavano al Perlar, a far sosta par un goto, un bicchiere di vino, e a
far riposare el musso sotto il grande
albero, prima di passar a la pesa del
Dassio.
I nomi delle vie
Dalle nostre parti i nomi alle
vie sono stati assegnati soltanto dopo la guerra, con la grande urbanizzazione
che ha cambiato il volto ai paesi.
Prima, per indicare i luoghi, si
faceva riferimento ai nuclei familiari
che detenevano la proprietà, oppure al nome delle famiglie insediate abbastanza
stabilmente da segnare il territorio col proprio nome.
I luoghi si chiamavano perciò: dai
Costansi, dai Alegri, dai Signorini, dai Vassaneli, dai Zopi, dai
Balini (distinti in: Balini
de la cesa e Balini de le Stele).
In alcuni casi, quando la
proprietà cambiava padrone, il nome originario poteva essere mantenuto, e con
esso i ricordi, fino a che se ne perdeva
memoria e finché i nuovi proprietari acquistavano un ruolo di rilievo nella
società.
Il nome del luogo poteva cambiare
anche quando gli inquilini di vecchia data facevano sanmartin.
A fine contratto di lavorenzia,
in genere il giorno di San Martino, i
bacani caricavano le poche cose su un carretto, magari preso a nolo dal Biciclin, che gavea anca el musso,
o da Tano Baricata e traslocavano in
altri luoghi, da cui il detto far el sanmartin.
Ma per far storia, lasciare cioè
il proprio nome al luogo, bisognava aver avuto un lungo e buon rapporto di
mezzadria e ottime relazioni all’interno della piccola comunità.
In genere dei mezzadri ci si
dimenticava in fretta.
I luoghi prendevano il nome anche
da elementi del paesaggio urbano o naturale: al Pigno (sopra Quinto ma anche sopra Vendri) alla Crose, per una piccola croce su basamento posizionata
all’incrocio di più strade, a Quinto, dove girava la processione del Corpus
Domini e delle Rogazioni; al Ponte de
banda (o de fero) sopra il progno; alla Preara (cava di pietra), ai Mulini (di Marzana), per l’esistenza
di mulini dal Medioevo a dopo la guerra,
alle Are: toponimo di
derivazione romana? Certo luogo fecondo di emergenze archeologiche.
Anche Lumialto, terre alte, toponimo di antica origine, attestato in Alto
Medioevo come Limetalto, prende il nome dall’elevazione della contrada sul
conoide.
Il toponimo la Valalta, sopra Sezano, richiama la valle alta.
Il Nogaroto richiama l’esistenza di una nogàra o nosàra (albero
delle noci)
La Canova o Ca Nova di Poiano è un toponimo di contrada che ricorda
un nuovo edificio (Casa Leonardi) mentre le Casenove
sono le case Agec o case Fanfani, costruite nel dopoguerra in tutti i paesi
per dare un tetto a tutti.
C’erano poi le località che
prendevano il nome dalla funzione ancora esercitata: ala cesa, ala strà (di cui si è detto), ala fontana, al fontanon, ale scole, ala posta de le Giacomini, ala posta
dal Lista, ala botega de le Mariane, ala
botega de la Barbarina ... e capirsi
non era mai un problema.
M.V.
lunedì 29 ottobre 2012
"LA CASA DE LE OCHETE"
Riceviamo e giriamo ai nostri numerosi lettori la mail di Rossella.
Da parte nostra possiamo anticipare questo:
Spesso nomi e toponimi erano soggetti alla legge della casualità e della persistenza. Ci sono toponimi che si sono mantenuti semplicemente perchè in quel preciso momento storico qualcuno li ha trascritti in mappa (v. mappe del Catasto austriaco); a noi ora questi nomi o questi toponimi dicono poco o niente.
Da parte nostra possiamo anticipare questo:
Spesso nomi e toponimi erano soggetti alla legge della casualità e della persistenza. Ci sono toponimi che si sono mantenuti semplicemente perchè in quel preciso momento storico qualcuno li ha trascritti in mappa (v. mappe del Catasto austriaco); a noi ora questi nomi o questi toponimi dicono poco o niente.
Mia nonna,
Dorina Rigo, nata a Poiano il 14 settembre 1910 abitava in Via Ca' Nova con sua
mamma Ester, il papa' Luigi, le sorelle Iole (Maria), Daria, Rina, Sergia, e il
fratello Gianni (Giovanni), nella 'casa dele ochete'. Non so perche' la
chiamassero 'casa dele ochete', se per caso fosse perche' c'erano delle oche in
corte lì a fianco, oppure se fosse perché la casa era talmente piccina che
alla famiglia di 8 persone sembrava di stare stretti stretti come in un
pollaio!
Mia nonna e' morta un mese fa, a 101 anni di eta'. Ci raccontava che
la casa era a due piani e che il pavimento di legno era cosi' malmesso che
dal piano di sotto si vedeva quello di sopra tra le fessure.
Mi piacerebbe
trovare qualcuno su questo blog che conosce la 'casa dele ochete' o che abitava
in zona Via Ca' Nova in quello stesso periodo.
Grazie.
Rossella
venerdì 21 settembre 2012
LA COLLINA A OVEST, DETTA DI SAN VINCENZO
giovedì 20 settembre 2012
EL CAPITEL DE NOVAIE
![]() |
| Fotografia presentata alla Prima Mostra Foografica della Valpantena a cura del CiViVi nel 1990 Autore ignoto |
Etichette:
GEOGRAFIA DEI LUOGHI,
PRATICHE RELIGIOSE
EL CAPITEL DEL CRISTO 2011
Etichette:
GEOGRAFIA DEI LUOGHI,
PRATICHE RELIGIOSE
martedì 18 settembre 2012
IL TRAM ALLA CASA ROSSA
sabato 25 agosto 2012
ANCA COL FREDO NOANTRI DE CAMPAGNA ERIMO DIFARENTI ...
lunedì 4 giugno 2012
Iscriviti a:
Post (Atom)
















