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venerdì 22 marzo 2013

QUANDO UN GIOCO ERA SPETTACOLO

In campagna i bambini giocavano con poco o niente; legnetti, sassi, barattoli, palle improvvisate con carta pressata o stracci ... . Diverso era il discorso delle comunità dove si apprendevano giochi cantati accompagnati da coreografie a volte complesse. I bambini di Marzana e Quinto che frequentavano negli anni '50 "l'asilo della Ida" partecipavano allo spettacolo annuale per S. Lucia, esibendo grazia e abilità nei giochi di gruppo.
Nella foto: bambine di Marzana che si esibiscono nella canzone-gioco Noi siam le bamboline . 

GIOCHI DI GRUPPO 1950


Ringrazio Ivana per questa pagina di ricordi. Lo stesso gioco io lo avevo imparato in Colonia a Roverè, dalle Suore della Sacra Famiglia.
 
Racconta Ivana:
"Erano gli anni ’50, quando ci si  divertiva tanto anche con poco, con tanto entusiasmo di stare insieme.
Si giocava disposti a cerchio, seduti per terra, anche in spiaggia, ognuno con uno zoccolo in mano. Oppure intorno ad un tavolo usando un oggetto qualsiasi.
All’inizio della cantilena tutti prontamente dovevano passare il proprio zoccolo al ragazzo seduto a destra e prelevare svelti quello che ci veniva posto da sinistra. E così via fino a quando, finita la canzone, quello che si trovava senza zoccolo, veniva eliminato e doveva fare la penitenza."

Si cantava insieme:


ALLO SVAGO DEL GIOCO
GIOCAVA IL SALTIMBANCO
GRIDAVA AL SOL
PAGHERO’ E PAGHEREMO
CON LO ZIGO ZIGO ZAGO
CON LO ZIGO ZIGO ZA

 

lunedì 5 novembre 2012

Fa la nina fa la nana


Nelle nostre ninne nanne  il dramma si stempera nella dolcezza; le situazioni anche disperate sono  occasioni per far poesia.
Ce n'è per tutti i gusti.
Troviamo versioni melodrammatiche e  versioni leggere, costruite senza alcuna pretesa, soltanto per ritmare l'addormentamento. Come questa nenia veronese:
 
Fa la nana bambin
fa la nana bel bambin (o butin)
Ta i brasseti de la mama
fa la nina fa la nana

e anche:
 
Fa la nina
fa la nana
Bel putin
Dela so mama.
Ooo
 
Spesso il testo chiama in causa il padre assente, che quando ritorna, porta dei modesti regali al figlio.
O almeno questa è la promessa e la speranza.
 
A Lugo di Verona (raccolta nel1975) :
 
             Fa la nana butina bela
che stassera vegnarà el bupà
el te portarà i confeti
e la farina par la panà.

Variante raccolta a Quinto di Valpantena (1950):

 
 Fa la nana butin belo
              che stassera vegnarà el papà
              El  te portarà i momoni  (caramelle)
              e…. (si canta il nome del bimbo) li magnarà.

Variante del finale: …. par i butini boni.

Il ritorno del papà in una  ninna nanna campana simile alla nostra  è festeggiato col babà:

“Fa la nanna Peppì ch'è venuto papà t'ha portato u’ babà …”

E in una ninna nanna piemontese:

“Fa ninin pupò ven a cà 'l papà port'a cà 'l bumbò...”


Ninna nanna raccolta nel 1970. Complessa e articolata, anche nel testo musicale,

Fa la nana cuco belo
             che la mama la vien de boto   (viene subito)
             La te porta el panbiscoto
             fa la nana bel putin

On on on
             fin che la preta la cose el dindiòn (tacchino)

Fa la nana cuco belo
che la mama la vien de paca (viene subito)
la te porta la ciocolata
fa la nana bel putin

On on on
fin che la preta la cose el dindiòn

Sbassete montagna che te veda
             che ghé el me putin  su la botega

Sbassete montagna n'altra volta
             che ghé el me putin là su la porta

Campanaro campanaro
Sona ben quele campane.

On on on
fin che la preta la cose el dindiòn. (2)

Anche qui è menzionato il panbiscotto, pane vecchio biscottato, reso croccante nel forno e utilizzato  immerso nel latte o nel brodo.
Ai bambini veniva riproposto sotto forma di  panà, una emulsione di pane e brodo o pane ed acqua cotti a lungo e insaporiti da un po’ di formaggio.
Ai bambini piccolissimi  si dava il panbiscotto che "gratava le gingive" cioè  dava sollievo alla dentizione.

 
 
 

 

venerdì 17 giugno 2011

SU E ZO SESSANTANOVE CASE NOVE D'AFITAR

Dai ricordi di noi bambine, ripresi nello spettacolo Buteleti Buteleti della Scuola primaria di Poiano.

Su e zo sessantanove case nove d'afitar
daghe la papa al vecio daghela col cuciàr.
Col cuciàr de legno che nol se faga mal.

Su e zo sessantanove case nove d'afitar
daghe la papa al vecio daghela colo cuciàr.
Col cuciòr de legno che nol se faga mal.

...  ...  ...

Questo gioco era un gioco prevalentemente femminile e si giocava in cerchio, cantando. L'accelerazione al canto corrispondeva a giri sempre più veloci, fino all'esaurimento per stanchezza.



Bambini dell'Asilo di  Marzana nel 1954
Fodo Famiglia Mantovani

domenica 6 marzo 2011

SALTO BIRALTO E ALTRI GIOCHI

Giochi degli anni '50.

Bastava un gradino, un muretto o un rialzo qualsiasi per giocare a Salto biralto

Salto biralto
se rompe el calto se rompe el viso
Salto in Paradiso!

e si saltava giù. C'era ampia considerazione per chi, come la Gianna, sapeva saltare da molto alto.

Girando in cerchio, sempre più velocemente si cantava:

Su e zò sessantanove case nove da fitar
daghe la papa al vecio daghela col cuciar.

oppure

O Maria Giulia
dove sei stata
alsa gli occhi al cielo
fai un salto
fane n'antro
fa la riverensa
fa la penitensa
cavete el capelin
da un baso
a ci te vol tì.

Questa canzoncina, come anche il rituale di gioco, verranno sostituiti negli anni sessanta da La bella lavanderina canzone fino allora sconosciuta in Valpantena.


In questo altro gioco, quasi sempre solo femminile, si faceva la solita conta per decidere le due capi-gioco. Queste incrociavano le mani e sollevavano le braccia a formare un ponte e concordavano sottovoce tra loro due categorie o due opposti.
Gli altri bambini, in una lunga coda, passavano sotto.

Passa passa le pecorelle che fa bè bè
fa bè bè tuta la sera dindin cavalier

Il prescelto restava imprigionato dalle braccia abbassate improvvisamente. Le capi-gioco chiedevano:
Vuto Inferno o Paradiso? Oppure Vuto bianco o rosso? o qualsiasi altra domanda che costringeva ad una scelta.
Alla risposta la bambina si metteva in fila dietro alla capo-gioco che corrispondeva alla risposta data.


Un altro gioco, simile a quello descritto era: 

E' passà l'angelo co le ali de oro. Vuto Inferno o Paradiso?
oppure:
E' passà el diaolo da le mile cadene. Vuto Inferno o Paradiso? 


Marisa Venturi, Rituali di gioco da Vuto che te la conta

LA STORIA DEL'OCA L'E' BELA MA LE POCA ...


La storia del'oca l'è bela ma l'è poca.
La storia de l'ocarina bianca vuto che te la conta o vuto che te la canta?

Marzana 1957
Foto Famiglia Mantovani


giovedì 3 marzo 2011

L'AEREOPLANO

Foto Famiglia Mantovani - Marzana 1940

Canzone che si cantava nelle scuole e nelle colonie intorno agli anni '60.

Pirulin Pirulin piangeva
voleva le caramelle
la mamma non le aveva
Pirulin Pirulin piangeva.

A mezzanotte in punto
Arriva un areoplano
E sotto c'era scritto
Pirulin Pirulin sta zitto.


CAREGHETA CAREGHINA


Un gioco che si faceva in coppia, intrecciando le mani e formando una seduta con cui dondolare un bambino più piccolo.
Beh, se il compagno era pesante il gioco si faceva anche più interessante perchè se finiva col rotolare per terra!


Careghina d'oro
che porta il mio tesoro
che porta el me butin
butelo zo par el camin

domenica 27 febbraio 2011

ELO COTO EL PAN

Un gioco più facile da fare che da raccontare.

Elo coto el pan
L'è un pochetin brusà
Ci è stà
La Luigina
Povera Luigina legata a le catene fra mille pene ti toccherà morir.
Oilì oilà la Luigina incadenà.


Si faceva un semicerchio. Il primo e l'ultimo della fila si appoggiavano al muro.
Il capo-gioco domandava: Elo coto el pan e nasceva il dialogo sopra detto.
Al Povera Luigina (o il nome dell'interessata a cui toccava in successione) il capo-gioco con tutta la fila passava tra il secondo capogioco e la bambina a lui più vicina la quale era costretta a incrociare le braccia. Era vietato staccarsi.
Si continuava finchè tutti i bambini erano a braccia incrociate.
E poi si cantava:
E tira molla e molla tira e tira molla lascia andar
e si scioglieva l'intreccio di braccia.


Riferito da Marisa Venturi nata a Quinto nel 1948