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Trascrizione dei testi dialettali: Talvolta potranno esserci errori o imprecisioni di trascrizione del dialetto; infatti il nostro dialetto a tutt'oggi non ha raggiunto uniformità di rappresentazione. Le fotografie (spesso non datate) provengono dalle raccolte di varie persone; in talune le date possono essere approssimative. Ci scusiamo con i lettori. Si prega di lasciare le eventuali segnalazioni nei commenti o di inviarle al nostro indirizzo mail: blogdellamemoria@gmail.com
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giovedì 12 febbraio 2015
venerdì 22 marzo 2013
QUANDO UN GIOCO ERA SPETTACOLO
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CANTILENE E GIROTONDI,
INFANZIA E BAMBINI
GIOCHI DI GRUPPO 1950
Ringrazio Ivana per questa pagina di ricordi. Lo stesso gioco io lo avevo imparato in Colonia a Roverè, dalle Suore della Sacra Famiglia.
Racconta Ivana:
"Erano gli anni ’50, quando ci si divertiva tanto anche con poco, con tanto
entusiasmo di stare insieme.
Si giocava disposti a cerchio, seduti per terra, anche in
spiaggia, ognuno con uno zoccolo in mano. Oppure intorno ad un tavolo usando un
oggetto qualsiasi.All’inizio della cantilena tutti prontamente dovevano passare il proprio zoccolo al ragazzo seduto a destra e prelevare svelti quello che ci veniva posto da sinistra. E così via fino a quando, finita la canzone, quello che si trovava senza zoccolo, veniva eliminato e doveva fare la penitenza."
Si cantava insieme:
ALLO SVAGO DEL GIOCO
GIOCAVA IL SALTIMBANCO
GRIDAVA AL SOL
PAGHERO’ E PAGHEREMO
CON LO ZIGO ZIGO ZAGO
CON LO ZIGO ZIGO ZA
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lunedì 5 novembre 2012
Fa la nina fa la nana
Nelle nostre ninne nanne il dramma si stempera nella dolcezza; le
situazioni anche disperate sono
occasioni per far poesia.
Ce n'è per tutti i gusti.
Troviamo versioni melodrammatiche e versioni leggere, costruite senza alcuna
pretesa, soltanto per ritmare l'addormentamento. Come questa nenia veronese:
Fa la nina
fa la nana
Bel putin
Dela so mama.
Ooo
Spesso il testo chiama in causa il padre
assente, che quando ritorna, porta dei modesti regali al figlio.
O almeno questa è la promessa e la
speranza.
A Lugo di Verona (raccolta nel1975) :
che stassera vegnarà el bupà
el te portarà i confeti
e la farina par la panà.
Variante raccolta a Quinto di Valpantena (1950):
Fa la nana butin belo
che stassera vegnarà el papàEl te portarà i momoni (caramelle)
e…. (si canta il nome del bimbo) li magnarà.
Variante del finale: …. par i butini
boni.
Il ritorno del papà in una ninna nanna campana simile alla nostra è festeggiato col babà:
“Fa la nanna Peppì ch'è venuto papà
t'ha portato u’ babà …”
E in una ninna nanna piemontese:
“Fa ninin pupò ven a cà 'l papà port'a
cà 'l bumbò...”
Ninna nanna raccolta nel 1970. Complessa e articolata, anche nel testo musicale,
Fa la nana cuco belo
che la mama la vien de boto (viene subito)La te porta el panbiscoto
fa la nana bel putin
On on on
fin che la preta la cose el dindiòn (tacchino)
Fa la nana cuco belo
che la mama la vien de paca (viene subito)
la te porta la ciocolata
fa la nana bel putin
On on on
fin che la preta la cose el dindiòn
Sbassete montagna che te veda
che ghé el me putin su la botega
Sbassete montagna n'altra volta
che ghé el me putin là su la porta
Campanaro campanaro
Sona ben quele campane.
On on on
fin che la preta la cose el dindiòn. (2)
Anche qui è menzionato il panbiscotto,
pane vecchio biscottato, reso croccante nel forno e utilizzato immerso nel latte o nel brodo.
Ai bambini veniva riproposto sotto forma
di panà, una emulsione di pane e
brodo o pane ed acqua cotti a lungo e insaporiti da un po’ di formaggio.
Ai bambini piccolissimi si dava il panbiscotto che "gratava
le gingive" cioè dava sollievo
alla dentizione.
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venerdì 17 giugno 2011
SU E ZO SESSANTANOVE CASE NOVE D'AFITAR
Dai ricordi di noi bambine, ripresi nello spettacolo Buteleti Buteleti della Scuola primaria di Poiano.
Su e zo sessantanove case nove d'afitar
daghe la papa al vecio daghela col cuciàr.
Col cuciàr de legno che nol se faga mal.
Su e zo sessantanove case nove d'afitar
daghe la papa al vecio daghela colo cuciàr.
Col cuciòr de legno che nol se faga mal.
... ... ...
Questo gioco era un gioco prevalentemente femminile e si giocava in cerchio, cantando. L'accelerazione al canto corrispondeva a giri sempre più veloci, fino all'esaurimento per stanchezza.
Su e zo sessantanove case nove d'afitar
daghe la papa al vecio daghela col cuciàr.
Col cuciàr de legno che nol se faga mal.
Su e zo sessantanove case nove d'afitar
daghe la papa al vecio daghela colo cuciàr.
Col cuciòr de legno che nol se faga mal.
... ... ...
Questo gioco era un gioco prevalentemente femminile e si giocava in cerchio, cantando. L'accelerazione al canto corrispondeva a giri sempre più veloci, fino all'esaurimento per stanchezza.
| Bambini dell'Asilo di Marzana nel 1954 Fodo Famiglia Mantovani |
domenica 6 marzo 2011
SALTO BIRALTO E ALTRI GIOCHI
Giochi degli anni '50.
Bastava un gradino, un muretto o un rialzo qualsiasi per giocare a Salto biralto
Salto biralto
se rompe el calto se rompe el viso
Salto in Paradiso!
e si saltava giù. C'era ampia considerazione per chi, come la Gianna, sapeva saltare da molto alto.
Girando in cerchio, sempre più velocemente si cantava:
Su e zò sessantanove case nove da fitar
daghe la papa al vecio daghela col cuciar.
oppure
O Maria Giulia
dove sei stata
alsa gli occhi al cielo
fai un salto
fane n'antro
fa la riverensa
fa la penitensa
cavete el capelin
da un baso
a ci te vol tì.
Questa canzoncina, come anche il rituale di gioco, verranno sostituiti negli anni sessanta da La bella lavanderina canzone fino allora sconosciuta in Valpantena.
In questo altro gioco, quasi sempre solo femminile, si faceva la solita conta per decidere le due capi-gioco. Queste incrociavano le mani e sollevavano le braccia a formare un ponte e concordavano sottovoce tra loro due categorie o due opposti.
Gli altri bambini, in una lunga coda, passavano sotto.
Passa passa le pecorelle che fa bè bè
fa bè bè tuta la sera dindin cavalier
Il prescelto restava imprigionato dalle braccia abbassate improvvisamente. Le capi-gioco chiedevano:
Vuto Inferno o Paradiso? Oppure Vuto bianco o rosso? o qualsiasi altra domanda che costringeva ad una scelta.
Alla risposta la bambina si metteva in fila dietro alla capo-gioco che corrispondeva alla risposta data.
Un altro gioco, simile a quello descritto era:
E' passà l'angelo co le ali de oro. Vuto Inferno o Paradiso?
oppure:
E' passà el diaolo da le mile cadene. Vuto Inferno o Paradiso?
Marisa Venturi, Rituali di gioco da Vuto che te la conta
LA STORIA DEL'OCA L'E' BELA MA LE POCA ...
![]() |
| La storia del'oca l'è bela ma l'è poca. La storia de l'ocarina bianca vuto che te la conta o vuto che te la canta? Marzana 1957 Foto Famiglia Mantovani |
giovedì 3 marzo 2011
L'AEREOPLANO
![]() |
| Foto Famiglia Mantovani - Marzana 1940 |
Canzone che si cantava nelle scuole e nelle colonie intorno agli anni '60.
Pirulin Pirulin piangeva
voleva le caramelle
la mamma non le aveva
Pirulin Pirulin piangeva.
A mezzanotte in punto
Arriva un areoplano
E sotto c'era scritto
Pirulin Pirulin sta zitto.
CAREGHETA CAREGHINA
Un gioco che si faceva in coppia, intrecciando le mani e formando una seduta con cui dondolare un bambino più piccolo.
Beh, se il compagno era pesante il gioco si faceva anche più interessante perchè se finiva col rotolare per terra!
Careghina d'oro
che porta il mio tesoro
che porta el me butin
butelo zo par el camin
domenica 27 febbraio 2011
ELO COTO EL PAN
Un gioco più facile da fare che da raccontare.
Elo coto el pan
L'è un pochetin brusà
Ci è stà
La Luigina
Povera Luigina legata a le catene fra mille pene ti toccherà morir.
Oilì oilà la Luigina incadenà.
Si faceva un semicerchio. Il primo e l'ultimo della fila si appoggiavano al muro.
Il capo-gioco domandava: Elo coto el pan e nasceva il dialogo sopra detto.
Al Povera Luigina (o il nome dell'interessata a cui toccava in successione) il capo-gioco con tutta la fila passava tra il secondo capogioco e la bambina a lui più vicina la quale era costretta a incrociare le braccia. Era vietato staccarsi.
Si continuava finchè tutti i bambini erano a braccia incrociate.
E poi si cantava:
E tira molla e molla tira e tira molla lascia andar
e si scioglieva l'intreccio di braccia.
Riferito da Marisa Venturi nata a Quinto nel 1948
Elo coto el pan
L'è un pochetin brusà
Ci è stà
La Luigina
Povera Luigina legata a le catene fra mille pene ti toccherà morir.
Oilì oilà la Luigina incadenà.
Si faceva un semicerchio. Il primo e l'ultimo della fila si appoggiavano al muro.
Il capo-gioco domandava: Elo coto el pan e nasceva il dialogo sopra detto.
Al Povera Luigina (o il nome dell'interessata a cui toccava in successione) il capo-gioco con tutta la fila passava tra il secondo capogioco e la bambina a lui più vicina la quale era costretta a incrociare le braccia. Era vietato staccarsi.
Si continuava finchè tutti i bambini erano a braccia incrociate.
E poi si cantava:
E tira molla e molla tira e tira molla lascia andar
e si scioglieva l'intreccio di braccia.
Riferito da Marisa Venturi nata a Quinto nel 1948
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