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mercoledì 10 dicembre 2014

IN CERCA DELLA FONTANA DELLE STRIE

9 dicembre 2014 con la classe Prima della Scuola Caperle
Muri del brolo di Villa Balladoro
La vasca esterna di raccolta dell'acqua

Panorama dalla stradella della Molinara - conca di Villa Balladoro

sabato 8 giugno 2013

"PISCINA "SULLE COLLINE di Quinto Anni '30 - 2^

Se avevate dei dubbi in proposito eccovi il fotogramma successivo.
Le vasche disseminate sul territorio della Valpantena, servivano da bacini di acqua piovana, raccolta a scopi  di irrigazione delle colture.
Su queste vasche si narravano storie terribili, allo scopo di tenere lontani bambini e ragazzotti. Di una vasca sopra Quinto (questa?) si raccontava che due fidazati si erano annegati ed erano stati ritrovati con le unghie nere di muschi; gli intonaci della vasca erano rigati dalla ricerca disperata di un appiglio di salvezza.
Il risultato? Noi ragazzine ci sporgevamo alla ricerca delle "rigature".
Ai bambini invece si raccontava della presenza delle Anguane, creature magiche che presidiavano vasche e fonti. Serviva a impressionare i piccolissimi ma non a far desistere i più grandi.

lunedì 6 febbraio 2012

IL DISEGNO DI ETTORE FAGIUOLI - UNA FONTANA PER GREZZANA

Ettore Fagiuoli dopo il biennio a Padova e l'Accademia di Brera a Venezia fu attivissimo architetto veronese oltre che scenografo e incisore. Realizzo in città parecchie opere. Le più note sono: il garage Manin, le case Liberty di Borgo Trento, la partecipazione al progetto della casa girevole Il girasole di Marcellise, la scenografiaa dell'Arena per l'Aida di Verdi del 1913, anniverario della morte del musicista. Questa nota ci serve per introdurre un progetto, mai realizzato, che riguardava Piazza Ederle a Grezzana: una monumentale fontana alta tre metri.



Sul disegno conservato nell'Archivio Comunale riorganizzato dal Prof. Zanini è scritto:
«L'anno VII dell'era fascista, essendo podestà di Grezzana Ottorino Cometti, compiuto l'auspicato acquedotto, venne eretta questa fontana a spese del Comune e di privati cittadini su disegno dell’Arch. Ettore Fagiuoli"


Progetto di Ettore Fagiuoli per una fontana a Grezzana
Da Il Pantheon gennaio-febbraio 2010
Immagine dal sito La Veja

domenica 19 giugno 2011

EL PONTE DE BANDA E LE ANGUANE


L'Anguana



El ponte de banda (o de fero) era, nel linguaggio comune, un punto di riferimento spaziale, un vero e proprio confine territoriale con Stelle.
Questi punti immaginari, non scritti ma definiti dalla consuetudine, segnavano i confini dei paesi e davano spesso origine a conflittualità più o meno scherzose, tra gli abitanti.

Si affermava: 
- Dopo el ponte de banda gh’é quei  de le Stele. -

Per circoscrivere e limitare il raggio delle esplorazioni infantili, si diceva ai bambini:
- Soto el ponte, rento al progno, gh’é le anguane che  te ciapa -

Queste Anguane erano presenze misteriose, serpenti volanti, figure magiche urlanti la cui presenza, vicino  ai luoghi d’acqua, fossero fontane, progni o invasi, ha riscontri culturali su uno spazio geografico assai ampio dell’Italia settentrionale, dalla Valle dei Camuni all’Istria.
Derivano probabilmente dalle Meduse romane,  dalla testa incoronata da serpenti.
Le Anguane prevedono il futuro ma non hanno memoria del passato.
Secondo la credenza popolare sapevano cantare anche in maniera soave, tanto da incantare e irretire i viandanti.
Uscivano dall’acqua in forma umana o in forma mostruosa: un incrocio tra una donna e una serpente e potevano aiutare e dispensare il dono della fertilità ma, se maltrattate, potevano lanciare pesanti maledizioni.
Nel Vicentino le Anguane vengono descritte invece come buone madri e massaie che al tramonto assumevano altre sembianze, trasformandosi secondo regole di un mondo misterioso e nascosto.
Nel Friuli il loro richiamo è definito dolce e seduttivo.

Fra Giacomino da Verona, rimatore della seconda metà del XIII secolo esclamava:
“Né sirena né aiuguana, ne altra cosa che sia”.

Da noi le anguane erano rappresentate come brutte, urlanti e malvagie.

- Te sighi come ‘n’anguana - si diceva a chi alzava troppo il tono della voce.

Progno di Valpantena tra Marzana e Quinto
Foto dal Manifesto I luoghi dell'acqua
di M. Venturi e B. Consolati


domenica 12 giugno 2011

FONTANA DI SANTA MARIA IN STELLE

FONTANA DI S. MARIA IN STELLE
Alla fontana confluisce l'acqua dell'Ipogeo, localmente chiamato Pantheon, perchè creduto luogo essenzialmente sacro, in realtà preziosa opera acquedottistica voluta da un personaggio di rango consolare, Publio Pomponio Corneliano della Gens Pomponia, che visse a Verona verso la fine del II° secolo dopo Cristo e all'inizio del III°, quando era Imperatore Lucio Settimio Severo.
Una dedica alle ninfe o linfe dell'acqua, posta sull'architrave del cunicolo d'ingresso recita:

P.POMPONIVS.CORNE
LIANVS.ET.IVULIA.MAGIA.CVM
IVLIANO.ET.MAGIANO.FILIIS.A.SOLO
FECERVNT

Negli ultimi tempi la fontana ha presentato dei problemi di allagamento in caso di pioggia e le sue acque eccedenti vanno a disperdersi e a mescolarsi con la rete fognaria.
Recentemente, grazie all'interessamento di più persone, tra cui l'attuale Presidente del CiVivi,  sono stati stanziati fondi per la sua sistemazione.



Fodo Archivio CiViVi

venerdì 10 giugno 2011

POIANO LA FONTANA DETTA DEI PELLEGRINI

FONTANA detta DEI PELLEGRINI
pedemontana ovest tra Clocego e Poiano
Archivio Civivi 1997
La fontana porta la data 1831 Sul paracarro è impressa una seconda data 1884. Si trova sull'antica pedemontana che già dall'epoca romana costituiva l'asse portante di penetrazione alla valle attraverso il colle detto di San Felice. La pedemontana proseguiva fino a Grezzana e in epoca tardo-medievale prese il nome di Castellana per la presenza di numerosi castelli che andava a collegare.

giovedì 9 giugno 2011

LA FONTANA DELLA CHIESA DI QUINTO

Dal manifesto I LUOGHI DELL'ACQUA di M. Venturi e B. Consolati per il CiViVi 1997

L'utilizzo dell'acqua della  fontana cessò dopo la costruzione dell'acquedotto AGSM. La fontana è in stile gotico veneziano e porta sul retro la data 1872. Fino agli anni Cinquanta al posto della tavola di marmo c'erano due vasche-lavatoi accompagnate da un piccolo arbio e datate 1866, anno dell'unione del Veneto all'Italia. I lavatoi sono stati sostituiti con quelli in cemento e collocati in una rientranza sulla strada per il cimitero a sinistra, oltre Casa Tagliapietra -Ballini.

martedì 5 aprile 2011

FONTANE DELLA VALPANTENA

Anno 1925 circa - Marzana Fontana con lavatoio detta della Strà


La Fontana delle Strie o di Franzago, Nell'anno 941, nella documentazione dell’archivio di S.Maria in Organo il luogo è attestato come una terra aratìva "ubi dicitur Florenciagas". Si trova alle spalle di Villa Balladoro. I bambini della scuola di Novaglie hanno vinto un premio di Legambiente costruendo una storia sulla fontana. E’ un luogo magico e incantato; da farci una visita, anche se la fontana è stata trasformata in un invaso di cemento non molto bello.
Un'altra sorgente, è menzionata negli Statuti del 1228 e nei sucessivi statuti albertini come Fonte Marcerina (Marseghina). Portava l’acqua all’antico monastero di S. Giuseppe e Fidenzio (o Fenzo), monastero che risale all’alto medioevo. Da S. Fidenzio  sembra portasse l'acqua anche al castello di Montorio.

La fontana del Quaìn La sorgente del Quain si trova a quota 170 m. s.l. Diventerà fontana ad uso pubblico solo il 24 maggio 1610. Precedentemente i diritti all’acqua erano stati assegnati ad un privato. Da una supplica del 1844 al Commissario Distrettuale di Verona, in periodo austriaco, sappiamo che i broccoli erano anche all’epoca coltivazioni pregiate del luogo. Nella supplica ci si lamenta di furti d’acqua “…per abbeverare i broccoli…. “ a scapito di usi umani più diretti.
Le altre condotte con presa d'acqua di Novaglie ci vengono citate dal Signor Raveani di Novaglie; una si trova grossomodo sotto la Chiesa, l'altra è detta "della fonte Baorna" .
Una fontana per uso pubblico e domestico, con lavatoi, si trovava all’incrocio di Novaglie alimentata dalle acque della sorgente del Quain.

A Campagnola: E’ interessante il pozzo per la presa d’acqua diviso a metà. All’esterno potevano attingere i residenti, ma soltanto prima del tramontar del sole, all’interno il proprietario dei casali.

A Nesente, risalendo il vajo lungo il perimetro di Villa Murari Bra, possiamo ancora vedere tre bellissime vasche, purtroppo asciutte .

La fontana di Gazzego e i suoi lavatoi sono ancora integri. Sono visibili le opere di canalizzazione che portavano l'acqua alle campagne sottostanti.

A Vendri, la fontana dalla quale sgorga l'acqua del soprastante vajo, è formata da una alta vasca in pietra bianca a forma semicircolare. La stessa acqua alimentava le fontane, le vasche, e il laghetto di Villa Vendri. Altre acque provenivano da S. Maria in Stelle, come attestato da mappe del 17° secolo, conservate nella villa.

La fontana di Stelle utilizzava risorgive ricchissime, già sfruttate da Publio Pomponio Corneliano, proconsole romano d'età imperiale.

I Romani erano maestri nelle irreggimentazioni delle acque, dagli acquedotti (Ipogeo di Stelle) alle fosse limitales, previste nella centuriazione.
Centuriazioni: la suddivisione ed assegnazione del fondo ai coloni e ai veterani di guerra. Le fosse limitales circondavano il perimetro dell’area agricola per l'irrigazione del fondo medesimo; il disegno delle opere di centuriazione è ancora percepibile nonostante siano passati duemila anni.

Altre opere importanti di irrigimentazione delle acque in Valpantena risalgono  al Medioevo e all’epoca dei castelli, e successivamente all’epoca comunale. Le acque venivano irreggimentate per l’uso dell’energia idraulica, riscoprendo il valore dei mulini idraulici vitruviani, (da Vitruvio, architetto romano).
Negli Statuti Comunali entrano Poste che prevedono diritti, doveri e pesanti sanzioni ai trasgressori e agli inquinatori.

Nel 1500 con la Serenissima e col riordino fondiario sistematico si aggiungono nuove opere e canalizzazioni. Nel  1800 toccherà agli Austriaci e poi a Verona italiana occuparsi dei diritti alle acque pubblici e privati.
Gli Austro-ungarici avevano  in Valpantena  le salmerie presso l’attuale  scuola Caperle per le quali abbisognavano di grosse riserve d'acqua per abbeverare i muli.

Le acque dell’Ipogeo, incanalate da Publio Pomponio Corneliano nelle condotte sotterranee di quello che localmente è chiamato il Pantheon, furono successivamente sfruttate dai Giusti per alimentare le fontane delle loro dimore. Da una mappa dei 1683 risulta che godessero di peschiere come riserva di pesce fresco per la nobile mensa, cosa assi comune ai tempi.
La fontana e i lavatoi in pietra di Prun e in pietra Rosso Verona, sono  del 1837. La fonte è’ ancora oggi utilizzata dalla gente del luogo a scopi domestici. Non è raro vedere ancora qualche signora che “fa il bucato” a mano, utilizzando l’acqua della vasca, per poi stendere i panni al sole a ridosso del muro di contenimento.
La fontana è composta di tre vasche. Lateralmente si trova una fontanella e un arbio di modeste dimensioni inserito in una nicchia.
Un brutto manufatto di cemento dell’AGSM rompe l’armonico insieme. Varie volte si è parlato di eliminarlo.
Nella sottostante quattrocentesca villa Marogna‑Giusti (ora Puttini) la stessa acqua confluisce in un' alta e poderosa vasca in pietra di Prun e attraverso canalizzazioni scende nella campagna ed è utilizzata per l’irrigazione.




Marzana 1950-55 La Fontana della Strà sostituita dai lavatoi in cemento

Quinto 2000 - Lo storico Fontanon della Crose di Quinto
Non cercatelo perchè ora è su proprietà privata.
Fontana di Gazzego 1990

La fontana dì Sezano, sopra il Monastero che per dieci secoli fu proprietà dei Benedettini e poi degli Olivetani di S. Maria in Organo (dall'860 d.C.) vi è una delle fontane antiche della Valpantena. Ancora oggi gli Stimmatini che hanno ereditato diritti parziali alle acque, le utilizzano per l’irrigazione dei campi.

Anche Marzana ha una grande ricchezza d'acqua.
Le acque, dalla Piana dei Roaro nella cavità naturale della Spiga dove si raccolgono, scendono ad alimentare la sorgente de La Nasse.
La Monografia Sormani Moretti cita per Marzana "resti di acquedotto romano", resti ora non più identificabili.
Probabilmente le acque della sorgente servivano la “villa di decoro” d’epoca romana (forse affiancata da un tempio) che si trovava dove ora sorgono la chiesa e le scuole private Perucci.
Certamente le acque facevano funzionare  i numerosi mulini ad acqua che dall’epoca medievale in poi hanno interessato l’area delle Are e del Castello.

La scuola Perucci si trova esattamente nell’area del Castello di Marzana, uno dei primi castelli della Valpantena, risalente a prima dell’anno mille; la parte più antica dell’edificio era adibita a mulino dalla famiglia Ferroni fino al secolo scorso.

Altre due sorgenti erano utilizzate dagli abitanti: la sorgente del Barnaba ( o Barbarani) e la sorgente del Sengeto (interrotta da frana nel 1977).

Si ricordano le fontane (fonte V. Perini):
- ai Mulini, con annesse vasche e lavatoi. La fontana esiste ancora. Dì fronte c’era una fontanella con un capitello all’epoca affrescato.
- alle Are scendendo a destra, c’era una fontanella in pietra, per presa domestica.
- alla Chiesa, a destra guardando il cancello dell'USSL c’erano i lavatoi in pietra eliminati negli anni settanta. Di fronte c’è ancora il capitello con la fontanina per la presa domestica.
Dei lavatoi in cemento erano stati installati per uso pubblico sopra l’orto del prete negli anni cinquanta/sessanta, ora sostituiti con una panchina.
- alla Strà, sparita intorno agli anni sessanta, con l'allargamento della Strada Grande. I lavatoi erano utilizzati per il bucato. Accanto (1930 circa) si trovavano le latrine pubbliche (come ci ricorda Sante Slemer)

La fontana di Lumialto  di Quinto: La fontana non esiste più. Al suo posto è rimasta la tettoia che copriva negli anni cinquanta le vaschette modulari di cemento.
La stessa fonte d'acqua, utilizzata dagli Ederle e dagli Allegri per l’irrigazione, scendeva attraverso i campi ad alimentare la fontana dirimpetto a casale Malfatti (su Via Valpantena).
La bocca d’acqua su Via Valpantena serviva solo ad uso di rifornimento domestico ma si ritiene che prima dell’allargamento della strada potesse essere affiancata da un lavatoio, come tante altre fontane della Valpantena.

Un'altra fontana si trovava di fronte all'osteria Perlar, ora Pizzeria Quinto Miglio.
L'ultima fontana si trovava di fronte alle Giacomine dove c’era il primo ufficio postale di Quinto, in Via Valpantena, all’inizio del paese. E’ visibile ancor oggi grazie all’intervento del CiViVi. Negli anni ottanta si era progettata la demolizione del muro e della fontana. Purtoppo  questa, come tante altre fontanelle di Valpantena, è desolatamente asciutta.

La fontana della Chiesa di Quinto: Si trova a fianco della Chiesa, accanto a Casa Tagliapietra ora Ballini, un pregevole palazzetto rurale del XVI° secolo (su edificio precedente). Accanto alla fontanella in stile neo-gotico esistevano i lavatoi in pietra, demoliti con la costruzione di lavatoi in cemento coperti, costruiti  una cinquantina di metri più a nord e ora trasformati in garage.
La fontana riceveva le acque della sorgente detta Nasse di Quinto, acque che scaturivano più a monte, nel vajo corrispondente. Anche alla Nasse c'era una bella e profonda vasca di biancone, monoblocco. Ora è nascosta dai rovi, o forse è stata rimossa.

La fontana della Croce o Fontanon: Era una delle fontane meglio conservate della valle. Si trovava all’interno di un recinto in muratura. Precedentemente si trovava della sottostante Corte Bertani (fonte Rino Zorzi che curava la proprietà).
Come abbiamo già lamentato questa fontana è stata impropriamente privatizzata, avendo la Circoscrizione rinunciato a far valere i diritti pubblici col ripristino della condotta.

Alla fine della stradina, in corrispondenza dell’ingresso di Villa Zenatello (ora Casa di Cura "S.Chiara") molti ricorderanno la croce che dava il nome alla contrada, attorno alla quale girava la processione delle Rogazioni e la fontanella che negli anni passati dissetava i passanti. Ora non c'è più; utilizzava le stesse acque del Fontanon.

Lavanderine che sciacquano i panni alla fonte - Loc. Valpantena
Le fontane di Clocego: A Clocego non esiste più nessuna fontana. Viene ricordata una fontanella, dove si prendeva l'acqua e un pozzo.

La fontana detta dei Pellegrini sulla pedemontana tra Clocego e Poiano: La fontana porta la data 1831. Sul paracarro è impressa una seconda data 1884.

Fonte della Chiesa di Poiano. I lavatoi sotto la Chiesa  sono stati sostituiti con quelli di cemento. L'area è in degrado, chiusa e inutilizzabile. Accanto a quest'area sbocca una condotta molto bella, che porta grandi quantità d'acqua.
Gli abitanti ci dicono che in un documento del 1300, (gli Statuti del 1276?), si garantisce il prelievo quotidiano di "un secchio d'acqua a testa al giorno”.


Poiano Via Abate Pietro Caliari seconda metà dell'Ottocento.
Donna con secchi si reca alla fontana della chiesa a prendere acqua.

Le fontane di Grezzana: Alcune fontane meritano di essere ricordate, per la loro importanza.

In località Borgo esiste una bella fontana che però ha subito degli interventi di modifica. La seconda grande vasca con le pareti laterali oblique è di pietra rosso Verona, diversamente dalla prima che è di pietra bianca di Prun.

Al Ponte Vecchio è ancora visibile l'altra vecchia, gloriosa fontana di Grezzana.

In località Cavalo esiste una terza fontana. Lo stato di conservazione non è dei migliori. È composta di una prima vasca circolare con caditoia in una contigua vasca rettangolare (scavata in blocco unico). È chiusa da un cancello di ferro. All'esterno si trova un piccolo arbio trapezoidale, che raccoglie l'acqua di caduta.

Dopo Cellore, verso Grezzana in località Valalta c’è una fontanella sotto la collina, che dispensa acqua e la raccoglie in un profondo arbio.

In località Pozzo di Grezzana ora area industriale, esisteva un pozzo su terreno privato ma ad uso pubblico; nell’Ottocento, qui come in tanti altri casi, il contenzioso tra pubblico e privato si è trascinato per decenni e i diritti pubblici sanciti con Regio Decreto.

L’acqua è un bene primario ed ha sempre rivestito enorme importanza poterne controllare l’erogazione. Complicatissimi contratti erano stipulati tra gli aventi diritto all’acqua, per garantire una giusta distribuzione tra le parti. Le opere di canalizzazione, spesso molto articolate e complesse, erano provviste di partitoie che servivano a dare o chiudere la fornitura d’acqua in base ad orari sanciti da veri e propri contratti.

Scriveva nel 1477 Francesco Corna da Soncino nel Fioretto de le antiche croniche de Verona e de tutti i soi confini citando la Valpantena:

“Intorno a la cità sono valizelle / e più giardini per monte e per piano / con varii fruti e belle fontanelle / che danno gran piacere all'uso umano / e con ortolarìe molto belle….”

E finiva affermando che la Valpantena “…di tutti  i frutti abbondanza mena.”
Ciò grazie a un terreno fertile e generoso e  alla buona disponibilità d’acqua, bene primario ed essenziale alla vita.

Marzana 1990 Fontanella (asciutta) recante tracce doi affresco


Poiano fine Ottocento

Ricordo di una fontana che non c’e più e della quale ci rimane la fotografia.
La fontana distribuiva a valle l’acqua proveniente dal soprastante fontanile in prossimità della Chiesa.
Sul muro:
CAVALLI E BICICLETTE CORSA MODERATA NELL’INTERNO DEL PAESE SOTTO PENA DI CONTRAVVENZIONE”

Davvero altri tempi!

M.V

domenica 20 marzo 2011

IL PROGNO PANTENA

Il  termine progno trova riferimenti soltanto in un’area veneta molto ristretta. Potrebbe derivare dal tedesco brunn (inclinato) come dal latino pronus  (torrente o sorgente).
Ai capricci del Progno e alle sue esondazioni era soggetto il territorio della Valpantena; non a caso i borghi di più  antica attestazione sono sorti in aree pedemontane  e di leggero rilievo, sui conoidi dei vaj e in prossimità  di sorgenti d’acqua.
Vi proponiamo una pagina tratta da una relazione del 1799; descrive alcune vicende legate al diritto di spartizione delle acque che in seguito ad una tremenda esondazione  cambiarono direzione.
Da lì la conflittualità tra le parti in causa: i proprietari di fondi dei Poiano e quelli di S. Felice e della Mattarana.

I capricci del Progno

da PIETRO VENIN, Relazione all'Accademia di  A.L.S. riportato in Grezzana e la Valpantena a cura di E. Turri pag. 67 – Cierre 1991

Verona, 30.7.1799


“II Progno di Valpantena, e suoi influenti, trae il suo origine dalla Montagna denominata la Fittanza, discende frà le Montagne di Erbezo, e S. Anna d'Alfaedo fino ad un certo sito denominato la Villa contrà di Erbezo ove da un altro scoglio, che lo interseca, giù precipita nella bassa Valle detta del Cereè, e proseguendo il suo corso intersecato sempre da scogli, e balze frà i Monti di Fane e Lugo, capita nel paese stesso, che lo divide per mezzo, indi proseguen­do passa per Stalavena, e capita al Ponte di Grezzana. Questo tronco ne' tempi addietro scorreva profondo fra terra, ora il di lui fondo rialzatosi pareggia le Campagne, che abbisognano di Argini. Dal Ponte di Grezzana prose­guendo passa frà il Paese di Marzana e le Stelle, capita in un punto denominato il Penello, poco sopra alla Chiesetta detta l'Alterol, che divide in due parti convenute le acque di tutto esso Progno, e la massima parte scorre per il Pro­gno detto di Pojan, ed il restante per il Progno vecchio detto di S. Felice. Prima dell'anno 1707 (per quanto a me consta per relazione) scorreva tutto il Progno vecchio nel­le basse campagne di S. Felice, che tanto fertili le ha rese, si seppeliva, e disperdeva tutto il gran Progno, a riserva di poca quantità, che per condotto artefatto parallelo alla strada delle Ferrazze si soprapassava il Fiumicello con Ponte Canale, e si portava le restanti acque a benefizio di alcuni Beni nel tener della Mattarana. L'anno 1707 sudetto accaduta una rotta al sopracitato pun­to del penello, ha rivolto il suo corso per la parte di Pojano, e quindi incanalatosi per la strada, che porta alla Città per essa ha continuato il suo corso fino al principio della strada denominata la Spianà, da cui rivolgendosi verso Le­vante si avvicina all'alveo vecchio detto di S. Felice, e so­pra quelle campagne, ed in quei fossi si seppelisse, e di­sperde a riserva di poche acque investite per bonificar Be­ni nel tener sudetto della Matterana, ed alcuni altri in S. Michel che si sorpassano il Fiumicello con Ponte Canale. Per questa parte ha continuato il suo corso per qualche anno, quando che pentitessi li Possessori dei Beni dalla parte di Pojano hanno cercato di far chiuder la sudetta rot­ta; alla cui chiusura oppostossi quelli del Progno Vecchio, fu incoata una causa che durò (per quanto mi fu rifferitto) lunghissimo tempo; che poi fù fenita colla convenzione dello impianto del sudetto Penello….”

E a proposito degli affluenti del Progno


“…Questi influenti perché hanno poca estesa, poca quantità di acque raccolgono, ma le precipitano nell'Alveo principale, con tanta celerità, che in pochissimo tempo le scaricano, e se i loro alvei non fossero dalla na­tura proveduti di scogli, a quest'ora si sarebbero profonda­ti grandemente, ed avrebbero facelato molti Monti. Al disotto l'ultimo influente di Celore di Cisan fino al Castel di Montorio, vi sono molti rigagnoli, o scolatoi de monti; ma questi tutti si disperdono ne fossi delle Campa­gne, e la massima parte sopra le strade rendendole così impraticabili, o per profondazione, o per terra e lima, che sopra vi depongono…”