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Trascrizione dei testi dialettali: Talvolta potranno esserci errori o imprecisioni di trascrizione del dialetto; infatti il nostro dialetto a tutt'oggi non ha raggiunto uniformità di rappresentazione. Le fotografie (spesso non datate) provengono dalle raccolte di varie persone; in talune le date possono essere approssimative. Ci scusiamo con i lettori. Si prega di lasciare le eventuali segnalazioni nei commenti o di inviarle al nostro indirizzo mail: blogdellamemoria@gmail.com
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giovedì 12 febbraio 2015
sabato 19 novembre 2011
SORTŬ
martedì 15 novembre 2011
SCOSSAL?
Cos'è el scossal?
Il solito Rigobello traduce con grembiule, coperta e anche (da Romagnano) parafango della carrozzeria.
Il solito Rigobello traduce con grembiule, coperta e anche (da Romagnano) parafango della carrozzeria.
In altri dialetti del nord Italia: Scorso=paltò, scosso=mantello
Forse dal Longobardo skauz o nelle forme tedesche skoza e schoss per indicare la pancia, il grembo.
Mia nonna, nata nei primi anni del '900, usava chiamare scossal il grembiule da lavoro, quello che serviva per lavare i piatti o i panni. detto anche grembialoto.
Quello più civettuolo, coi ricami, lo chiamava petorina o anche davantin, oppure grembial.
Le donne di Quinto della foto che sono fotografate a Monte Berico per sciogliere un voto (1907-8 circa), hanno dei grembiuli civettuoli che mia nonna chiamerebbe davantini o grembiali.
La petorina presuppone l'estensione del grembiule fino al seno, con incrocio sulla schiena di bretelle e lacci, detta anche traversa.
Forse dal Longobardo skauz o nelle forme tedesche skoza e schoss per indicare la pancia, il grembo.
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| Foto Fam. Allegri di Quitno 1907 circa Alla Madonna di Monte Berico. |
Mia nonna, nata nei primi anni del '900, usava chiamare scossal il grembiule da lavoro, quello che serviva per lavare i piatti o i panni. detto anche grembialoto.
Quello più civettuolo, coi ricami, lo chiamava petorina o anche davantin, oppure grembial.
Le donne di Quinto della foto che sono fotografate a Monte Berico per sciogliere un voto (1907-8 circa), hanno dei grembiuli civettuoli che mia nonna chiamerebbe davantini o grembiali.
La petorina presuppone l'estensione del grembiule fino al seno, con incrocio sulla schiena di bretelle e lacci, detta anche traversa.
lunedì 14 novembre 2011
SISON ?
Sison viene tradotto dal Rigobello con germano reale oppure come maschio dell'anatra.
Su questa linea anche Wiki e alcuni siti di Internet che trattano del dialetto veronese e veneto.
Giorgio Rigobello, Lessico dei dialetti del territorio veronese, Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, Verona 1998.
Chi può dare una definizione più precisa che ci aiuti a capire perchè in alcune zone i maschi non maritati vengono chiamati sisoni?
El Diretore de La Rena Domila, Toffaletti in risposta al mio quesito mi ha gentilmente mandato questo documento.
Ringrazio il Direttore e invito i cultori di storie veronesi a collegarsi col sito de La Rena Domila http://www.larenadomila.it/.
Giuro, 'na goduria.
domenica 25 settembre 2011
TRAMVIERE O TRANVIERE
Il Devoto Oli, per esempio, alla parola tranviere descrive: "colui che guida il tram"
mentre non fa menzione del tramviere.
mentre non fa menzione del tramviere.
Credo ci siano delle motivazioni di carattere eufonico che hanno imposto a suo tempo la dizione "tranvia" su quella che sarebbe stato più ovvio utilizzare, ovvero "tramvia" (peraltro, esatta traduzione dell'inglese "tramway").
Inoltre, la denominazione dell' Associazione Italiana Amici della Tranvia prevede proprio l'utilizzo del lemma contemplato dal Devoto-Oli.
Inoltre, la denominazione dell' Associazione Italiana Amici della Tranvia prevede proprio l'utilizzo del lemma contemplato dal Devoto-Oli.
sabato 24 settembre 2011
LA RISPOSTA
Sul sito dell'a storica Accademia della Crusca potete trovare la risposta. Buona giornata a tutti.
NOTE DI LINGUA VENETA Terza brevissima puntata
Questa mattina mi è capitato di usare la parola del dialetto veneto freschin: "Gh'è spussa da freschin!"
Una sfida ai lettori: come tradurre?
Afrore? Odore penetrante, acre, sgradevole. Dice tutto e non dice niente di quel particolare, fastidioso odore che talvolta prendono i bicchiri, anche se lavati.
Puzza di uova marce? No, el freschin richiama l'odore dell'uovo ma non è la puzza sulfurea di uova marce, definita così quando lo zolfo si lega con l'idrogeno.
Difficile trovare una traduzione. Se volete provarci ...
Una sfida ai lettori: come tradurre?
Afrore? Odore penetrante, acre, sgradevole. Dice tutto e non dice niente di quel particolare, fastidioso odore che talvolta prendono i bicchiri, anche se lavati.
Puzza di uova marce? No, el freschin richiama l'odore dell'uovo ma non è la puzza sulfurea di uova marce, definita così quando lo zolfo si lega con l'idrogeno.
Difficile trovare una traduzione. Se volete provarci ...
venerdì 15 aprile 2011
NOTE DI LINGUA VENETA Seconda puntata
Continuo per voi il mio piccolo Bignami di lingua veneta che ho riassunto con la lettura di Giovanni Rapelli, La lingua veneta e i suoi dialetti, Petrosini Editore 2009.
I contributi del Veneto alla lingua italiana sono più di quanto si creda.
Ciao ad esempio, nell’Ottocento s’ciao, deriva da schiavo, servo vostro, che era un modo di dire, un saluto ossequioso dei ceti inferiori veneti.
Grazie era la formula di chiusura dei documenti di petizione alla Signoria Veneta; nella lingua italiana compare nell’Ottocento ma era presente nel Veneto almeno fin dal Quattrocento.
Anche naja è parola veneta, ora usata ovunque, come catasto, anagrafe, contrabbando, traghetto, zattera e tanti termini marinai e marini (scampo e gransevola).
E anche fazzoletto, gnocco, scansia, vestaglia, ghetto, lazzareto,slavina, pettegolezzo, giocattolo e arcòvolo, singolare maschile dei numerosi archi di accesso all’Arena, termine veronese da cógolo.
Ma anche il Veneto prende da altre lingue:
Dal greco: musina (salvadanaio), mostacio (baffo)
Dall’arabo: la naranza (arancia), l’arsenal, i bagigi (arachidi)
Dal tedesco: i schei, i bessi (soldi in entrambi i casi), la sgnapa (grappa), raus (per dire via di qui), befel (ramanzina, ma in veronese anche parlantina arrogante, nel senso de “star sora l’oio” o “g’ò reson mi”)
Dal tedesco: i schei, i bessi (soldi in entrambi i casi), la sgnapa (grappa), raus (per dire via di qui), befel (ramanzina, ma in veronese anche parlantina arrogante, nel senso de “star sora l’oio” o “g’ò reson mi”)
Dal croato: sgrepani, dolina, cruco
Dal francese: grup (difterite), sacranon (da sacré nom), safèr (chauffeur), momon (bombon, dolcetto), la basùr (abat-jour).
Una nota personale: ricordo quando mia nonna diceva “passeme el sortù” per intendere l’oliera da tavola. Credo che anche questo termine derivi dal francese, come la definizione che si usava per dire cianfrusaglie, ciarpame: ratatuia. Sempre ricordando il dialetto ruspante della mia nonna: scossal, grembiule, credo sia una derivazione dal tedesco.
Dall’ebraico: togo (tov=buono) simpatico positivo, in veronese era usato anche per definire una persona spiritosa.
Dall’idioma degli zingari Rom: gagio, furbacchione, da cui gagiol (contadinotto, cafone) ma anche il modo di dire ‘ndar a manghel (chiedere l'elemosina).
M.V.
mercoledì 13 aprile 2011
NOTE DI LINGUA VENETA. Prima puntata
Leggere Giovanni Rapelli, La lingua veneta e i suoi dialetti, Perosini Editore, 1999, è un piacere che ti regala parecchie sorprese.
E’ capitato tra amici di discutere su una passabile traduzione di “Gh’è spussa de freschìn” mettendo alla prova le nostre conoscenze dialettali ma Rapelli ci offre tanti altri modi di dire del dialetto veneto che meritano di essere messi in tavola, per ravvivare la conversazione.
Cascar de ropeton: cadere ruzzolando? No,cascar de ropeton non è la stessa cosa che rugolar zo da le scale.
Cascar de ropeton con una espressione breve e colorita dice quello che in italiano richiederebbe un lungo giro di parole: “Piombare giù con forza e con esito disastroso, pesanti come un macigno”.
E pensando al macigno mi viene in mente el maròcolo la versione più piccola del macigno: non il sasseto che te tirai nei veri per richiamare l’attenzione della butéla.
Gnanca el sasso che con una pessatà finiva nel vetro dell’antiporta, rompendolo.
Nemmeno la piera sulla quale i vecchi sedevano a prendere l’ultimo sole del pomeriggio, e neppure la scaja, quella con cui giocavi a peta da bambina.
El marocolo è un sasso un po’ grande, più grande di un sasso qualunque, è irregolare, perverso nella conformazione, subdolo, spesso aderente al terreno da esser un tutt’uno con esso.
Il marocolo, se lo prendi con le ruote della mountanbike, ti ritrovi a terra, rintronato e con la ruota svergola.
Ecco … e svergolo come lo traduco? Dubbi e dubbi; da conferenza, più che da semplice convivio tra amici.
Rapelli ce ne dice un’altra: Tira mola tampela modo di dire perfetto per non dire e non raccontare una lunga rosaria di cose fatte o accadute.
Semplificazione tutta veneta: Tira mola e tampela e son rivà tardi.
Scusa di tutti i ritardatari incalliti o dei perditempo irrimediabili.
Tira mola tampela e no ghe l'ò fata a finir el laoro.
Scusa di tutti i ritardatari incalliti o dei perditempo irrimediabili.
Tira mola tampela e no ghe l'ò fata a finir el laoro.
In italiano la lumaca è lumaca e basta.
In dialetto veneto la lumaca l’è bogon, bogonela, slimasso (Rapelli dice slugamasso). Dipende da com’è.
E lo stesso vale per il chiodo.
In dialetto veneto la lumaca l’è bogon, bogonela, slimasso (Rapelli dice slugamasso). Dipende da com’è.
E lo stesso vale per il chiodo.
In italiano c’è il chiodo e c’è il chiodino.
In dialetto abbiamo: ciodo, ciodin, semensina, broca e, brocheta; e guardiamo bene da non confonderle perché non sono la stessa cosa!
Se devi appendere un quadro non chiedere la semensina, non lo reggerebbe.
Se devi appendere un quadro non chiedere la semensina, non lo reggerebbe.
Gh’è un tuin… chissà come tradurlo in italiano … .
Non è solo odore di chiuso ma anche qualcosa di più. Provate a pensarci.
Te vedi la stria. Rapelli traduce in italiano: Vedere con la coda dell'occhio un balenio rapidissimo.
Noi in Valpantena lo usiamo anche in altro modo: In tempo de guera ò visto la stria. Traduzione: Durante la guerra ho avuto paura, fame, freddo, ho visto la miseria più nera …
Oppure: El m'à schivà par un pel che ò visto la strìa. Traduzione: ho preso un grande spavento.
L'era beeelo: non vuol dire che aveva un bell'aspetto ma, se si carica sulla vocale significa che il tale era sbronzo (ma non molesto o cattivo)
Me vegnù un sbociòn da ridar: e ti viene da sorridere soltanto a dirlo.
Tradurre sbocion con sbocco è brutto e poco allegro.
Sboco noi lo usiamo per sboco de vomito (anche e impropriamente gomito) oppure sboco de sangue.
Per la risata: el sbocion! Ed è già allegria.
M.V.
(continua alla prossima)
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