Chi siamo e dove andiamo noi...
* Le immagini e le fotografie del sito sono protette da copyright. Se ne consente l'utilizzo per uso personale, studio o consultazione*
Trascrizione dei testi dialettali: Talvolta potranno esserci errori o imprecisioni di trascrizione del dialetto; infatti il nostro dialetto a tutt'oggi non ha raggiunto uniformità di rappresentazione. Le fotografie (spesso non datate) provengono dalle raccolte di varie persone; in talune le date possono essere approssimative. Ci scusiamo con i lettori. Si prega di lasciare le eventuali segnalazioni nei commenti o di inviarle al nostro indirizzo mail: blogdellamemoria@gmail.com
Trascrizione dei testi dialettali: Talvolta potranno esserci errori o imprecisioni di trascrizione del dialetto; infatti il nostro dialetto a tutt'oggi non ha raggiunto uniformità di rappresentazione. Le fotografie (spesso non datate) provengono dalle raccolte di varie persone; in talune le date possono essere approssimative. Ci scusiamo con i lettori. Si prega di lasciare le eventuali segnalazioni nei commenti o di inviarle al nostro indirizzo mail: blogdellamemoria@gmail.com
Visualizzazione post con etichetta LA GUERRA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta LA GUERRA. Mostra tutti i post
venerdì 3 ottobre 2014
mercoledì 5 giugno 2013
... VOGLIAM LA PACE, VOGLIAM LA PACE E MAI PIù VOGLIAM LA GUERRA.
![]() |
| Proprietà foto: Famiglia Venturi Con diplomazia si celebrano i combattenti ponendo agli angoli quattro bandiere. Peccato che la più importante, quella italiana, sia stata dimenticata. |
martedì 7 maggio 2013
LA GUERRA - Firenze Ospedale Militare - I feriti
![]() |
| 1941 Tra i feriti dell'Albania rimpatriati e ricoverati all'ospedale di Firenze anche alcuni della Valpantena. |
lunedì 6 maggio 2013
CARLO ALLEGRI di Quinto Medaglia d'Argento al Valor Militare
Originario di Quinto di Valpantena fece carriera nell' Esercito Italiano.
Si distinse per azioni di
coraggio nelle guerre d’Africa. Fu decorato medaglia d’argento al valor militare.
Alla sua morte la moglie in sua memoria istituì una Fondazione per studenti volenterosi ma poveri dell' Istituto di Belle Arti “Nani” di Verona .
La coppia non ha avuto figli.
Trascrizione del testo dal giornale cittadino L'Arena 25 luglio 1941
L'articolo, ritagliato e conservato dalla famiglia, non porta la firma.
"Pubblichiamo la fotografia del Tenente Colonnello Carlo Allegri che si è guadagnato la medagli a d'argento sul campo con una splendida motivazione.
Il Tenente Colonnello Allegri comandante di un nucleo motorizzato distaccato a protezione di un campo minato collocato in zona avanzata, per sbarrare un ampio tratto di terreno di facile accesso ai mezzi mecanizzati nemici, con azione intelligente e con esemplare valore, fronteggiava le avanguardie motorizzate nemiche impegnando con esse arditi combattimenti e tenendole in scacco per più giorni fino al momento in cui ricevette l'ordine di ripiegare. L'azione non doveva però finire qui e infatti il Tenente Col. Allegri, attaccato in seguito da aerei avversari mitraglianti a bassa quota, ne abbatteva uno. In un' altra azione egli si trovo ad essere comandante dell'avanguardia di una colonna motorizzata, e attaccato sul fronte e sul fianco di autoblinde nemiche respingeva l'attacco inutilizzando una autoblinda e catturando prigionieri. I luoghi dove il valoroso ufficiale dimostrò tutto il suo valoroso ardimemento nei giorni 23 gennaio e 5 febbraio scorso, sono: El Batua, Le Halfaia, Slonta, Agedabia. La notizia dell'alto riconoscimento decretato al valoroso Tenente Colonnello Carlo Allegri è una di quelle notizie che si ricevono con compiacenza particolare e che sono destinate ad accrescere ancor più la simpatia per l'insignito. A Verona il Tenente Colonnello Allegri è molto conosciuto e tutti vedranno in lui come simboleggiato il valore dell'ufficiale italiano, esempio di dedizione e di ardimento sempre, per le maggiori fortune della Patria."
Etichette:
LA GUERRA,
PERSONAGGI PERSONALITA' PERSONE
martedì 30 aprile 2013
QUINTO - LA STORIA DI DUE VITE
Il Gruppo Alpini di Quinto ha dato l’estremo saluto all’Alpino e compaesano Marino Vassanelli nipote del Capitano degli Alpini omonimo, a cui è dedicata la Baita degli Alpini del paese, sorta nel 1994.
Sicuramente Marino avrebbe apprezzato la presenza degli Alpini al suo funerale. Ha mantenuto il senso di appartenenza e dell’onore fino alla fine dei suoi giorni. Ha partecipato a tutti i raduni nazionali, fintanto che la salute glielo ha permesso
La famiglia ha ricevuto dall'attuale Presidente del Gruppo Alpini di Quinto, Giordano Rigo, un pregevole biglietto che riassume le gesta e la vita di entrambi gli Alpini Vassanelli.
Eccovi la sintesi:
Sicuramente Marino avrebbe apprezzato la presenza degli Alpini al suo funerale. Ha mantenuto il senso di appartenenza e dell’onore fino alla fine dei suoi giorni. Ha partecipato a tutti i raduni nazionali, fintanto che la salute glielo ha permesso
La famiglia ha ricevuto dall'attuale Presidente del Gruppo Alpini di Quinto, Giordano Rigo, un pregevole biglietto che riassume le gesta e la vita di entrambi gli Alpini Vassanelli.
Eccovi la sintesi:
LA STORIA DI DUE VITE
Vassanelli Marino, Alpino d’Africa, arruolato nel 6° Reggimento Alpini, nel 1911 parte per la Cirenaica per combattere nella guerra Italo/Turca.
Rientrato in Patria è nuovamente chiamato alle armi nel 1915, allo scoppio della Grande Guerra
Il 18 giugno 1916 cade in battaglia e viene insignito della Medaglia d’argento al Valor Militare alla memoria.
Fu colpito a morte in Val Lastaro presso Monte Zovetto, nel percorrere la linea di fuoco per incitare i suoi soldati.
Qualche mese dopo nasceva un nipote che in memoria dello zio, ne portò il nome.
Il destino volle che questi, arruolato negli Alòpini nel 1937, fosse inviato in Africa. Qui venne catturato dagli inglesi e trasferito in un campo di concentramento in Sudafrica. Tornò soltanto nel 1947.
Rientrato in Patria è nuovamente chiamato alle armi nel 1915, allo scoppio della Grande Guerra
Il 18 giugno 1916 cade in battaglia e viene insignito della Medaglia d’argento al Valor Militare alla memoria.
Fu colpito a morte in Val Lastaro presso Monte Zovetto, nel percorrere la linea di fuoco per incitare i suoi soldati.
Qualche mese dopo nasceva un nipote che in memoria dello zio, ne portò il nome.
Il destino volle che questi, arruolato negli Alòpini nel 1937, fosse inviato in Africa. Qui venne catturato dagli inglesi e trasferito in un campo di concentramento in Sudafrica. Tornò soltanto nel 1947.
Etichette:
LA GUERRA,
PERSONAGGI PERSONALITA' PERSONE
domenica 22 aprile 2012
giovedì 7 aprile 2011
LA GUERRA, I FASSISTI E I TEDESCHI DE LA TOD
GIANNINA: in tempo de guera emo recuperà la giassara dai mericani a Villa Grigio (Villa Vendri) quan che è 'ndà via i tedeschi è restà lì tanta roba. I se l’ha tolta in tanti che no è restà gnente. Mi g’avea tredese ani mi ho visto che i caricava su tuto … par scapar. …
Naseimo anca al cinema dai tedeschi. Come l'era el cinema? So che ciapaa paura; gh’era el treno che vegnea avanti ...
A villa Grigio gh'era quei de la Tod, la propaganda.
Te ricordito el tedesco che l’è morto parchè l’à magnà massa fighi verdi? … g’aveimo paura che i desse la colpa ai paesani…
Anca le ville de Quinto i l’à distrute tute, villa Bertani e Villa Rossi.
MARIO: Me fradel el savea el tedesco e col careto andavimo a tor el legname a Villa Rossi, che i ghe disea Delo. I à taià via i pigni, i le portaa su e i le querzea. Gh’era el deposito de tuto: ciodi, legname, rame, feri …
BRUNO: Ponte Barbareti te ricordito? (In Via San Felice, sul progno) La Casa Alta, ghe diseimo; gh’era altro che quela! ... e gh’era siè canoni con i refletori.
Quan che l'è a San Felice, dove gh'è el Balestra la taia in zo verso el Barana, 'ndove gh’era el Consorzio.
Quan che l'è a San Felice, dove gh'è el Balestra la taia in zo verso el Barana, 'ndove gh’era el Consorzio.
MARISA. So che gh’era 'na contraerea anca su le Toresele.
MARIO Eh, sì.
DINA: Me ricordo che e vegnù zo un aereo e semo ‘ndè a vedarli. Gh’era una che i l’avea sepelida ma gh’era ancora i piè fora, in cinque i è morti.
Con Pipo ghe n’è restà morti trì. Gh’era la Rigo, so mama de la Danila e la Maria; so fradel l’à verto la porta par andar al gabineto e gh’era na luceta….
Pipo l’à visto e l’à bombardà. El Nello Braga I è ‘ndà a ciamar el dotor e el Gelmini l’è ndà a ciamar el prete. Gelmino Mariandi e …. I'à pestà su un spezzon …
Pipo l’à visto e l’à bombardà. El Nello Braga I è ‘ndà a ciamar el dotor e el Gelmini l’è ndà a ciamar el prete. Gelmino Mariandi e …. I'à pestà su un spezzon …
Al Municipio ghera i fassisti, le SS. Quando i è andè via (i paesani) i à portà via la roba, macchine da scrivere, materassi … e el prete (Don Accordini l’era apena vegnù) l’à dito: “Portè indrio la roba, feme un piaser o i ghe ne copa diese ... sucede un disastro”.
L’era fora de lu.
Gh'era uno a Quinto, fassista, che quan è vegnù i mericani l’ha dito “dai che ghe nemo incontro” .
“Musa da can”, disea me papà … te par, ma dai!
“Musa da can”, disea me papà … te par, ma dai!
DINA: 'Na matina semo 'ndè zo a le basse. Semo partì bonora a le sinque.Gh’era ‘n silensio … !
Me sio el disea: ”Se ste’ siti sentemo i canoni in Sicilia” e semo ‘ndè a le Basse a vedar se i ne vende el formento, la polenta …
I n’à fato el minestron. “Poarini, ne fè de pecà!”, i n'à dito. No i savea più cossa darte.
“Tolì quel che volì” i disea. ... E tuto al presso de calmier.
Ghe n’era ancora de bona gente!
Mi son vegnù su con trenta chili de polenta, con un sacco a caval de la bicicleta.
Emo fato el Buso del gato e dopo via de corsa su par le prognele!
Emo fato el Buso del gato e dopo via de corsa su par le prognele!
Semo rivè a la sera a le diese, da la matina a le sinque che erimo partii, ma g’aveimo paura e doveimo star atenti.
Scondeimo tuto nei sacchi soto i materassi.
‘Ndaseimo anca a catar su i canoti e dopo sbateimo la tera, par brusarli e far fogo.
Gh’era Don Butturini che alla messa alle diese vegnea i fassisti e vegnea su el squadron e come i vegnea i cantava la canson del Duce.
“Proteggi il Duce chi ti prega o Signor son gli innocenti sono i bimbi a Gesù tanto diletti non disprezzar Signor tanta preghiera, salva il Duce, Signor …”
Don Butturini, finìa la messa, el cominsiava na canson tacà l’altra, e via co le canzoni de cesa: Noi vogliam Dio Vergin Maria … e avanti a cantar ... in modo che quei altri (i fascisti) no i cantesse mia le sue.
I fassisti i cantava anca: “Tremate o signorine quando passa il legionario che vi parlerà d’amore con un bacio del suo cuore, Tutte belle sorridete le finestre dischiudete quando passa la gioventù …”
Raccontato da Mario Zamboni, (1930 Vendri) Giannina Corsi (1938 Stelle) e Dina Macchiella (1930 Quinto)
martedì 29 marzo 2011
I PIGNI E LA GUERA
I pigni e la guera: A la casa del pigno, sora a Vendri gh’era un pigno grande, cavà via dai tedeschi quan che i dovea far la linea de difesa. Primo, ghe serviva el material e secondo i cavaa i punti de riferimento par i aerei.
Anche alla fontana dei sinque pigni i à taiado via tutto.
Quando gh’era la guera: ‘Ndavimo in leto vestii, par paura, parchè vegnea i ‘roplani. E 'ndavimo in cantina. Me sio, che l’era sta fassista in Africa, quando el sentia la sirena, el partia e l’andava in vaio. El g'avea na paura!
E' cascà na bomba a la Meiua, che l’è l’ultima casa in mezo ai campi da Vendri a Poian, che adesso i dise che l’è de Veronesi. Se ‘ndava su ai Begoti par vedar Verona iluminà dal fosforo e parchè brusava le case.
Sora Vendri gh’era la fossa anticaro. La partiva da sora Vendri par arivar fin a Quinto.
Sora Vendri gh’era la fossa anticaro. La partiva da sora Vendri par arivar fin a Quinto.
Quando i tedeschi si ritiravano i vegnea su da Montorio, par i Lessini. Dopo i scapava a Ala (in Valdadige), par el Brennero.
Noialtri buteleti, con la nona e la mama, semo scapadi nel rifugio nel vaio; ‘na grota che la sarà sta du par du. I mas'ci i è scapè via tuti, i sa sconto. Noantri sentivimo i stivai batar sora al nascondeio.
Quan dopo l’oto settembre l’Italia la girà gaveta, l'esercito italiano l'è scapà, parchè i tedeschi i portaa in Germania i soldè come traditori. I é rivà in corte, i s'à cavà la divisa, le armi e tuto e la nona la g'à dato i vestiti civili.
No so come l’à fato, cossa la g'à dato. No ghe n'era mia tanto, alora!
Dopo la nonna la m' à fatto le braghette de panno, con i vestiti de l'esercito.
Le becava!
No so come l’à fato, cossa la g'à dato. No ghe n'era mia tanto, alora!
Dopo la nonna la m' à fatto le braghette de panno, con i vestiti de l'esercito.
Le becava!
Ai primi de novembre s'à comincià a sentir i aerei dei 'mericani.
I bombardamenti - l'aereo detto Pippo: Era un ricognitore, t'el sentei e basta; el passaa alto e l'era un trapel piccolo, e alora bisognava stupar le finestre, par la luce.
Me ricordo la canson: “Pipo ferovier, l’abandonà el mestier par fare l’aviator.” L’è na canson imbastì su, cossì.
Ricordi di Rubele Damiano I bombardamenti - l'aereo detto Pippo: Era un ricognitore, t'el sentei e basta; el passaa alto e l'era un trapel piccolo, e alora bisognava stupar le finestre, par la luce.
Me ricordo la canson: “Pipo ferovier, l’abandonà el mestier par fare l’aviator.” L’è na canson imbastì su, cossì.
detto anche El Mangi nato il 13 febbraio 1939 loc. Pigno di Vendri
martedì 1 marzo 2011
domenica 27 febbraio 2011
IL FOSSO ANTICARRO
I ne insegnava, qua a scola a le Stele, a portar la divisa, a portar el s-ciopeto de legno, a scapar zo in cantina quando gh’era el bombardamento. Anca mi fasea i busi e le trincee. Da le case sora a Ceschi fin a Quinto i à fato un fosso anticarro che quando vegnea su i mericani no i podesse mia passar. Praticamente da Ceschi, el fosso el passava dove gh’è le casette nove e l ‘ndava in su fin a Quinto.
Con sapa e baìl i à fato sto fosso, largo. Un fosso anticarro. Traversava tuta la valle. Mi ghe son ‘ndà a tredese ani laorar al fosso anticarro.
Dopo i Tedeschi i è scapè …
Raccontato da Mario Zamboni nato a Vendri nel 1930
sabato 26 febbraio 2011
RICHIAMATI ALLE ARMI
![]() |
6° Regimento Alpini di stanza a Sigmod – Passo del Gran San Bernardo 1939 |
![]() |
| Il rancio 1939 Foto Famiglia Venturi |
Iscriviti a:
Post (Atom)













