Nel 1964, sostenuto finanziariamente dall’Assessorato alla Gioventù, il Professor Giorgio Mario Manzini propose ai giovani di Poiano che frequentavano i Corsi di Cultura Veronese una indagine sulla condizione della gioventù, sullo stato in essere e sulle aspirazioni.
Ne uscì un quadro interessante che a posteriori incuriosisce anche coloro che si dilettano nella ricerca e apprezzano la storia del territorio.
Il Prof. Manzini avviò alla formazione di Intervistatori una ventina di giovani d’ambo i sessi per poi sceglierne 14.
Poiano fu diviso in quattro zone di indagine e frazionato ulteriormente a seconda della via. Ciascuna via fu assegnata a una coppia di intervistatori.
Da una precedente indagine del 1961 (che verrà utilizzata come base di indagine) risultavano a Poiano 321 maschi e 274 femmine tra i 14 ei 35/36 anni (considerati ancora “giovani” solo se celibi o nubili).
Le famiglie erano 579 e gli abitanti totali 2186.
Per l’indagine del Prof. Manzini furono intervistati in tutto 128 giovani (55,4% femmine e 44,5% maschi) in maggioranza tra i 14 e i 21 anni. L’età media nell’indagine del 1964 risultò essere 18,9 anni.
Alcuni dati, riassunti per voi:
Istruzione degli intervistati: Il 43,8% dei maschi e il 77,4% delle femmine era in possesso di Licenza Elementare, il 26,3 % dei maschi e il 19,7% delle femmine era in possesso di Licenza Media oltre a una percentuale (17,1% totale) ancora frequentante.
Soltanto il 10,5% dei maschi proseguiva gli studi e frequentava una Scuola Superiore.
1,7% era già diplomato.
Laureati solo maschi , 1,7%.
Nessuna femmina che ha frequentato o frequentava la Scuola Superiore o Università.
Le categorie di appartenenza dei giovani intervistati:
Operai maschi 70,1%
Operaie femmine e sarte 52,1%
Studenti maschi 15,7%
Studenti femmine 2,8%
Impiegati e affini maschi 10,5%
Impiegate e affini femmine 21,1%
Casalinghe 21,1%
Addette ai servizi femmine 2,8%
Contadini maschi 3,5%
Posizione in cui l’attività è esercitata:
Tra i maschi prevalgono gli apprendisti (meccanici, idraulici, tornitori, elettricisti), seguiti dai lavoranti manuali. Per le femmine le percentuali di attività esercitate si spalmano con equilibrio tra impiegate, operaie, lavoranti manuali, apprendiste (tra 15,4% e 18,3%).
Mentre per i maschi la collocazione nel proprio ruolo lavorativo risulta essere abbastanza chiara (anche qui c'è comunque una incidenza di non risposte) le femmine hanno una incidenza di “non risposta” doppia rispetto ai maschi (28,1%); risultano indecise rispetto al proprio ruolo lavorativo, probabilmente perché occupate in più mansioni, come manodopera saltuaria o sottoccupata, perciò dal loro punto di vista, non significativa e non ascrivibile a una categoria.
E’ questo un dato interessante perché evidenzia come la donna avesse ancora un ruolo subordinato, non definito e marginale rispetto ad una società pensata “al maschile”.
Anche il non proseguimento degli studi oltre la terza Media rafforza questo assunto che vede la donna subordinata, in campo lavorativo, non sicura del proprio profilo, fatto che sicuramente andava a riflettersi sulla costruzione della propria identità di persona.
Anche il non proseguimento degli studi oltre la terza Media rafforza questo assunto che vede la donna subordinata, in campo lavorativo, non sicura del proprio profilo, fatto che sicuramente andava a riflettersi sulla costruzione della propria identità di persona.
Da riferire però (per esperienza e riflessioni personali della scrivente) un cambiamento interessante per quanto riguarda l’innalzamento del livello d’istruzione sia femminile che maschile.
Se nei dati al femminile troviamo una piccola percentuale di semi-analfabetismo (donne che non hanno concluso le Elementari) il livello di studi compiuti dalle donne viene ad alzarsi e si sposta dalla Licenza Elementare alla Licenza Media. Per i maschi il livello (e l’indagine lo conferma) si sposta, lentamente ma positivamente, all’istruzione superiore.
Ciò fu fenomeno abbastanza comune nelle zone urbane e periurbane, soprattutto per le figlie e i figli della piccola borghesia emergente e delle famiglie di impiegati e affini.
Era in uso anche il convitto o il semi-convitto nei collegi cittadini retti da ordini religiosi.
Mobilità - Gli spostamenti per lavoro: il 69,5% dei maschi e il 61,8% delle femmine si spostano in città per lavoro. Gli altri restano o a Poiano stesso o negli immediati dintorni.
Il tempo utile allo spostamento: tra un minimo di 15 minuti per il 54,3% dei maschi e il 23,9% delle femmine mentre il 40,3% dei maschi e il 50,7% delle femmine superano i 15 minuti fino all’ora.
Ma come vanno al lavoro questi giovani? I maschi preferiscono la bicicletta (43,8%) o lo scooter (19,2%) le femmine la filovia (49,2%); solo il 21,1% delle femmine prediligono la bicicletta. Per questa ragione, per loro, il tempo del trasferimento risulta essere più lungo (anche due filovie per arrivare sul luogo di lavoro).
M.V.
continua
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